Fatti

Il porto di Salerno come l’isola Tortuga

Blitz della Guardia di Finanza al porto di Salerno. Gli indagati sono 84. Corruzione diffusa come quella nell’isola dei pirati

Vestiti, prodotti per la casa, frutta, persino pacchi di mandorle o di arachidi. Dal porto di Salerno poteva sparire di tutto, anche quella merce che valeva pochi euro. Semplicemente, era nei container e chi ne aveva bisogno la rubava. Un sistema diffuso e così consolidato che in una intercettazione si sente addirittura la moglie di un funzionario lamentarsi per non avere ancora avuto dei prodotti di una determinata azienda. E lui che si scusa: se non vengono disposte ispezioni in quei container non ha modo di prenderli, ci vuole un po’ di pazienza.

Il sistema che è stato sgominato dalla Guardia di Finanza (indagini coordinate dalla Procura di Salerno e avviate nel 2018) coinvolgeva 69 persone, tra funzionari doganali, ispettori fito sanitari, funzionari dell’ufficio doganale marittimo, spedizionieri doganali e operatori portuali. “Non poche mele marce, ma un sistema corrotto”, ha spiegato il procuratore Borrelli, che costituiva praticamente uno status quo di cui molti erano a conoscenza. I registri venivano alterati, le indagini ostacolate, i controlli sulle merci venivano “aggiustati” pagando mazzette ai funzionari incaricati.

Il blitz è scattato all’alba di oggi, 5 maggio. L’operazione è stata denominata “Tortuga”, come l’isola che è stata una delle roccaforti dei pirati nei Caraibi. Un nome non scelto a caso, che vuole indicare proprio il sistema di corruzione e di gestione illecita che, ritengono gli inquirenti si era creato all’interno del porto di Salerno, grazie alle complicità su più livelli di funzionari e dipendenti.

Complessivamente gli indagati sono 84. I destinatati delle misure sono 69 (39 ai domiciliari, 21 divieti di dimora, 9 misure interdittive dell’esercizio della professione, pubblico ufficio o pubblico servizio). Il provvedimento cautelare ha riguardato nel dettaglio 17 funzionari doganali, 6 funzionari sanitari, 22 spedizionieri doganali, 10 operatori portuali, 2 avvocati, 1 dipendente amministrativo in servizio presso la Procura della Repubblica di Salerno, 1 militare della Guardia di Finanza, 10 soggetti privati. Tra gli indagati, e destinatari di misura, anche l’ex direttore ad interim e l’ex vicedirettore dell’Ufficio Dogane di Salerno. Le ipotesi di reato sono peculato, corruzione, favoreggiamento, falso, traffico di influenze illecite, accesso abusivo a sistemi informatici, ricettazione e traffico internazionale di rifiuti, commessi nel porto di Salerno, uno dei più importanti a livello nazionale.

Tra le attività emerse c’è anche un traffico internazionale di rifiuti: venivano mandati in Africa pneumatici, pannelli fotovoltaici, batterie, oltre che merce rubata. Risultano coinvolti 2 spedizionieri doganali e 7 persone di origine africana, nei controlli sono state sequestrate 60 tonnellate di rifiuti, speciali e non, 1000 pannelli fotovoltaici e circa 1000 accumulatori di energia rubati e stivati nei container.

Redazione

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