Riflessione

Turismo e alberghi, persa una stagione

Sempre più drammatica la situazione del settore alberghiero, Calabrese “necessari nuovi strumenti per salvare alberghi e lavoro”

Al turismo italiano mancano 100 milioni di stranieri. I danni provocati dal Coronavirus per uno dei settori trainanti dell’economia nazionale sono incalcolabili. Ma ora ci vogliono provvedimenti coraggiosi da parte del Governo e idee da parte degli imprenditori. Abbiamo chiesto ad Antonio Calabrese di Ch Hotels come si può immaginare una ripresa che oggi appare davvero lontana.

Antonio Calabrese

“I mesi che ci aspettano quelli tra giugno e settembre – ha precisato Calabrese –  sono quelli in cui si registra circa la metà delle presenze totali del turismo italiano. I danni subiti, viaggi di nozze mancati, fiere, eventi aziendali, gite scolastiche, matrimoni, comunioni, battesimi, non potranno essere recuperati, quindi serve inevitabilmente lo strumento “salva vacanza”, più flessibilità, deducibilità totale delle spese per chi resta in vacanza in Italia, abolizione della tasse di soggiorno, riduzione del costo del pedaggio autostradale, stabilità del prezzo del gasolio, ingressi gratuiti ai musei, inserimento gratuiti dei corsi di lingua straniera offerti dal ministero della pubblica istruzione per i bambini in vacanza e sostenuti da professori”.

Come poter sostenere uno dei settori chiavi dell’economia italiana?

“Serve una moratoria degli affitti, azzeramento del costo lavoro, sostegno cassa integrazione, stop del fisco, finanziamenti a fondo perduto per le imprese ricettive, indipendentemente dallo status della società e dallo stato di insolvenza, sostenibile da un progetto che dia continuità e certezza professionale, premiare i più meritevoli e non i sciacalli”.

In tanti ormai guardano al turismo 2021, insomma è saltata una stagione. E’ d’accordo?

“Per la filiera turistica italiana è uno shock. Lo stop improvviso ha messo in ginocchio il comparto colpendo direttamente tutte le attività ricettive e dei servizi turistici. Siamo passati dal presunto “overtourism” allo “zero tourism”. Si fermano gli alberghi, i villaggi turistici, gli stabilimenti balneari, ristoranti, pub, bar, taxi, e tutti valutano di rinunciare alla riapertura, compreso la bottega ed il bar di sotto casa. Finora il governo nulla ha fatto per alleviare la crisi del turismo che ha fatturati crollati e costi rincarati”.

Federalberghi, Confindustria Alberghi e Assohotel Confesercenti, con la consulenza del professore Pierluigi Viale dell’Università di Bologna, hanno redatto il protocollo “Accoglienza sicura” per consentire la ripartenza degli alberghi. Cosa ne pensa?

“Rispondo con alcune domande. Le tempistiche? I costi di investimento? Ma soprattutto dove sono le aziende italiane in grado di soddisfare le richieste di adeguamento per l’intero comparto turistico-ricettivo? Bisogna fare presto altrimenti si rischia che anche nel nostro settore possono esserci pericolose infiltrazioni”.

Nello Ferrigno

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