Fatti

L’allarme “Il Sud ha fame”

Dall’emergenza sanitaria a quella economica, “il Sud ha fame”. Stanno finendo i soldi. A rischio la tenuta democratica. Allarme degli 007

Il supermercato di Palermo presidiato dalle Forze dell’ordine

Ora l’attenzione si sposta sull’emergenza economica. Con il passare dei giorni i soldi nelle tasche dei cittadini stanno per finire. Non solo per i meno abbienti ma anche per la classe media, l’esercito di persone che da un mese non sta lavorando, i commercianti ed i loro dipendenti, i lavoratori di bar e ristoranti, gli artigiani. L’allarme sociale con possibili risvolti sull’ordine pubblico è dietro l’angolo. La cronaca già ne parla con l’assalto organizzato in un supermercato di Palermo o davanti ad una banca a Bari. Da giorni i servizi segreti hanno allertato il presidente del Consiglio che c’è il rischio, soprattutto al Sud, di possibili rivolte che potrebbero essere manovrate anche dalla criminalità organizzata oltre che dalle difficoltà economiche delle persone che, giorno dopo giorno, iniziano ad emergere. Insomma il Sud ha fame.

La cinica Europa

Da un lato il Governo che sino ad oggi ha ritardato i decreti attuativi dei provvedimenti adottati, dall’altra la cieca e furba Europa del Nord che proprio non intende togliersi quella maschera di cinismo per poter continuare a mantenere gli altri Paesi soggiogati al suo potere. E quei 14 giorni concessi da Italia, Spagna e Francia all’Europa per decidere il da farsi sono troppi.

Vincenzo De Luca

De Luca prepara una piattaforma di proposte

Il presidente De Luca, anticipando ancora una volta un po’ tutti, come suo costume non ha usato mezzi termini. “Garantire la salute, garantire il pane”, ha detto. Ed ha annunciato una piattaforma economico – sociale da presentare al Governo, invitando “tutti i gruppi politici, le organizzazioni sociali, sindacali e imprenditoriali, le Camere di Commercio, le Fondazioni e le istituzioni bancarie, le istituzioni locali, il volontariato, le organizzazioni religiose, a far pervenire entro la mattinata di lunedì agli Assessorati competenti, o all’Ufficio di Gabinetto della Presidenza, o alla Unità di Crisi regionale, documenti brevi e sintetici, con proprie proposte, in modo da sottoporli agli uffici per una verifica di operatività”. “Alle misure rigorose prese per combattere il contagio – ha aggiunto De Luca – è indispensabile aggiungere da subito misure di sostegno alle famiglie, di aiuto a singoli cittadini in difficoltà, e a quei settori su cui il prolungarsi della crisi pesa in maniera drammatica. In alcuni casi si tratta davvero di garantire il pane alla povera gente”. 

Sandro Ruotolo

Ruotolo e De Magistris “Fate presto”

Qualche politico, finalmente, ha iniziato a preoccuparsi. E’ il caso del neo senatore Sandro Ruotolo che ha inviato al premier Giuseppe Conte una lettera aperta. “Gentile Presidente, mi rivolgo a Lei nell’ora più buia per il nostro Paese, per chiederLe di fare presto – scrive Ruotolo – c’è una parte del Paese, Napoli e gran parte del Mezzogiorno, che ha fame”. Anche il sindaco di Napoli ha lanciato l’allarme. “Il Governo – ha scritto Luigi De Magistris – deve istituire immediatamente il reddito di quarantena per tutte le persone che sono rimaste prive di denaro. E’ necessario immettere subito liquidità nelle loro tasche per consentirgli di avere beni di prima necessità”.

I timori di Maccauro

Mauro Maccauro

Sull’argomento è intervenuto anche l’ex presidente di Confindustria Salerno, Mauro Maccauro. In un post su Facebook ha scritto di un “nuovo virus che si sta diffondendo. Aggredisce le nostre imprese ed è destinato a contagiare centinaia di migliaia di lavoratori. Si chiama “corona non ti pago”. “I primi sintomi – spiega Maccauro – si avvertono quando alla domanda “mi paghi?” ci si sente rispondere “Sì, se mi pagano!”. La diffusione comincia a diventare letale e non c’è Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che tenga. Gli asintomatici sono gli sciacalli commerciali, quelli, cioè, che sanno di poter onorare i propri debiti, ma ne approfittano del grave contesto generale. E così contribuiscono ad aggravare questa epidemia”.

“Anche in questo caso – ha continuato l’imprenditore – possiamo farcela. La medicina si chiama “correttezza commerciale”. Se, a partire da fine marzo e per i prossimi due mesi, ciascun cliente pagherà i propri fornitori, magari appoggiandosi ad un respiratore, che in questo caso si chiama sistema bancario, che è pronto a sostenere i contagiati, allora si avrà la possibilità di fronteggiare e sconfiggere il virus. Se, viceversa, non si agirà in fretta, si andrà, inevitabilmente, incontro ad una pandemia che provocherà morti e feriti sparsi sul mercato globale. E a quel punto, ad essere contagiato, irreversibilmente, sarà il quotidiano assetto sociale in cui siamo abituati a vivere”.

Nello Ferrigno

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