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Nocera, domani la sentenza sulla frana di Montalbino

L’ultima udienza domani per il processo bis sulla frana di Montalbino. In serata è attesa la sentenza. Unico imputato Franco Amato

L’attesa finita. Domani al tribunale di Nocera è in calendario l’ultima udienza del processo bis della frana di Montalbino. In serata è prevista anche la sentenza. C’è un unico imputato, l’imprenditore Franco Amato, titolare della società che gestisce la cava estrattiva che si trova a pochi metri dal luogo dello smottamento. La colata di fango avvenne il 4 marzo del 2005 e provocò la morte di tre persone che vivevano nella zona pedemontana di Nocera Inferiore. Amato risponde di un solo reato, frana colposa, l’altro, omicidio colposo plurimo, è prescritto.

Il precedente processo, che aveva portato alla condanna dell’imprenditore a tre anni di reclusione, era stato annullato dalla Cassazione per un vizio nella notifica del domicilio dell’imputato. Il prossimo 4 marzo andrà in prescrizione anche il reato di frana colposa. Per questo motivo diverse associazioni ambientaliste e civiche da mesi hanno acceso i fari mediatici sulla vicenda. Durante le precedenti udienze all’esterno del tribunale ci sono stati silenziosi sit in. Anche domani sarà così. L’udienza è per mezzogiorno.

“Sono passati oramai quasi 15 anni da quel tragico evento e speriamo ancora in una sentenza di giustizia”, rilanciano gli attivisti dell’associazione “Rete difesa del territorio”. “Ricordiamo – ha detto Ida Dello Ioio – che il primo processo, sia in primo che secondo grado, ha già accertato che fu l’attività estrattiva della cava la causa scatenante della frana che uccise tre nostri concittadini”. L’appello lanciato è rivolto non solo alle associazioni ambientaliste ma anche ai cittadini “ad assistere all’udienza per dare un segnale importante di presenza, amore e vicinanza verso i familiari della vittima e della montagna su cui ancora si estrae”.

Erano state le stesse associazioni a scrivere nei mesi scorsi una lettera aperta con la quale invitavano i giudici ad accelerare i tempi del processo per evitare una nuova prescrizione del reato. Nell’udienza del 27 dicembre scorso per la prima volta nell’intera vicenda processuale, Amato si presentò in aula raccontando la sua verità.

Redazione

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