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Nocera Inferiore, studentessa sequestrata in casa dal fidanzato

Una studentessa di Nocera Inferiore sequestrata nella casa del fidanzato a Pagani. Picchiata anche con padellate in testa. Liberata dai carabinieri

Non solo sequestro di persona ma anche violenza per convincerla a spacciare droga. Sono gli elementi emersi da una storia su cui stanno indagando i carabinieri. Sono due i protagonisti, la vittima, una ragazza di 25 anni, N. G. le iniziali del suo nome, studentessa universitaria di Nocera Inferiore che ha raccontato di essere stata sequestrata, e il suo aguzzino, un uomo di 33 anni di Pagani, G. S.

I due avevano una relazione sentimentale. Poi interrotta dalla donna. All’inizio del mese di dicembre scorso la svolta. L’uomo si riavvicina alla ragazza e la convince a ricominciare. Le cose sembrano andare bene tanto che la convince a trasferirsi nella sua abitazione di Pagani. Inizia così una convivenza che, però, subito si trasforma per la giovane in un incubo.

Nella denuncia presentata ai carabinieri della tenenza di Pagani, la donna è assistita dall’avvocato Maria Grazia Cafisi, è evidenziata la sudditanza psicologica della ragazza nei confronti dell’uomo. C’è anche un passaggio nel quale racconta che era stata costretta a nascondere nel reggiseno 19 dosi di droga tipo crack per sfuggire ai controlli dei carabinieri. Infatti nella sua denuncia la ragazza racconta che il suo convivente non solo farebbe uso di droga ma la vende. Dopo la prima settimana di convivenza sono iniziate anche le violenze fisiche con schiaffi, pugni, persino padellate in testa.

La donna era completamente soggiogata e pur pensandoci, non è mai riuscita a fuggire perché l’uomo, quando usciva di casa, chiudeva a chiave la porta portando via anche il suo telefono cellulare.

Ma l’altra mattina l’uomo ha dimenticato di portare con se il telefonino della compagna. La ragazza ne ha approfittato, ha chiesto aiuto. A soccorrerla sono arrivati i carabinieri, per scardinare la porta di casa sono dovuti intervenire i vigili del fuoco. Poi la forza di denunciare, raccontando anche le precarie condizioni igieniche in cui era costretta a vivere. Era la nonna dell’uomo a portarle cibo e acqua, senza mai però rivolgerle la parola ne tanto meno chiedere notizie sul suo stato di salute.

Redazione

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