Fatti

Nocera, nessun patto politico mafioso

Non c’è stato accordo politico mafioso nel corso delle elezioni 2017 al Comune di Nocera Inferiore, assolti tutti gli imputati

“Il fatto non sussiste”. Lo ha sancito la Corte d’appello di Napoli che ieri sera ha accolto le tesi dei difensori di quattro imputati che erano finiti sotto accusa per un presunto scambio politico mafioso nel corso delle elezioni amministrative del 2017 a Nocera Inferiore. Non c’è stato, dunque, nessun patto mafioso tra la camorra e candidati all’assemblea civica.

Si è arrivati a questa verità dopo diversi anni di indagini e udienze e quattro gradi di giudizio e la pronuncia della Cassazione che aveva annullato le condanne fissando un nuovo processo. Cala, dunque, il sipario sul teorema dell’Antimafia, inchiesta che ha segnato non solo la vita degli imputati ma anche quella amministrativa e politica della città.

Gli imputati

Sul banco degli imputati erano finiti l’ex boss della Nuova Famiglia, Antonio Pignataro (assistito dall’avvocato Giuseppe Annunziata); l’ex vicesindaco Antonio Cesarano (al suo fianco gli avvocati Annalisa Califano e Massimiliano Forte); i candidati al consiglio comunale Carlo Bianco e Ciro Eboli (difesi dagli avvocati Andrea Vagito e Bonaventura Carrara e Giuseppe Della Monica). Cade l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso nonostante la Procura generale avesse chiesto una conferma delle condanne emesse in secondo grado, dai giudici del Tribunale di Salerno e ipotizzate dalle accuse della Direzione distrettuale antimafia di Salerno.

Secondo le accuse della Procura, ci sarebbe stato un patto tra Bianco e Eboli con Pignataro che avrebbe assicurato loro i voti per essere eletti in cambio dell’approvazione di una delibera, grazie alla mediazione dell’ex sindaco Cesarano, per la costruzione di una mensa per i poveri al quartiere Montevescovado. Gli imputati erano stati condannati in primo e secondo grado ma la Cassazione aveva annullato tutto, rinviando ad una nuova valutazione dinanzi ad altro tribunale. Bisognerà attendere 40 giorni per poter conoscere le motivazioni che hanno portato i giudici alla sentenza.

Redazione

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