Fatti

Nocera Superiore, novità sull’indagine “scarlatto due”

Pomodoro egiziano con pesticidi venduto per “made in Italy”, corruzione e sfruttamento dei lavoratori. Arresti e sequestri

Importanti risvolti sull’indagine “Scarlatto due” che portò, lo scorso giugno, i carabinieri del Reparto di tutela agroalimentare a sequestrare 800 tonnellate di concentrato di pomodoro di origine egiziana. Corruzione di un funzionario, commercializzazione di prodotti nocivi, sfruttamento dei dipendenti nel settore alimentare e rivelazione di segreto d’ufficio. E’ quanto emerso dai carabinieri che, al termine delle indagini coordinate dalla Procura di Nocera Inferiore, hanno condotto agli arresti domiciliari P. A., amministratore di un’azienda a Nocera Superiore e al divieto di dimora A.D.M, socio contitolare e amministratore dell’industria conserviera che opera nel settore agroalimentare. È stato inoltre sequestrato 1 milione di euro circa. Le misure non riguardano i conti della società, ma quelli degli indagati.

Attraverso testimoni, intercettazioni e servizi di osservazione, la Procura ha scoperto che un funzionario pubblico, D.R.V, responsabile dell’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e delle repressioni frodi dei prodotti agroalimentari di Salerno, sarebbe stato corrotto dai due imprenditori. Dal 2018, infatti, i due avevano ricevuto dallo stesso notizie sulle indagini volte a verificare la salubrità dei prodotti conservieri commercializzati su larga scala all’estero. In cambio, gli avevano promesso di assumere lui, una volta giunto al pensionamento, e la figlia.

Nel corso delle attività investigative, è emersa anche la responsabilità per gli amministratori, titolari dell’industria conserviera, per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, poiché, con condotte vessatorie, impiegavano lavoratori in condizioni di sfruttamento. I dipendenti venivano sottoposti a orari di lavoro massacranti anche di 43 ore continuative, con un salario di 4.35 euro all’ora. Inoltre, i lavoratori si vedevano decurtare lo stipendio se le pause bagno erano ritenute eccessivamente lunghe. Erano, infatti, tenuti sotto controllo dalle telecamere di videosorveglianza.

Redazione

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