Il consiglio dei ministri, riunitisi oggi pomeriggio, ha deciso di sciogliere il consiglio comunale di Pagani. Il provvedimento arriva a quattro giorni dalla presentazione delle liste per le prossime elezioni comunali che, a questo punto, non si terranno. La commissione d’accesso, che ha coordinato le indagini al municipio dal giugno al dicembre dello scorso anno, ha presentato una propria relazione alla prefettura di Salerno che è stata poi trasmessa al ministro degli Interni.
Nelle prossime ore, dopo il decreto del presidente della Repubblica, la prefettura di Salerno nominerà la commissione prefettizia che guiderà la città per 18 mesi. La vicenda è quella dei presunti appalti per la sanificazione e per le pulizie che sarebbero stati pilotati a favore della cooperativa Pedema.
Tutto nasce dall’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno. Nel novembre del 2024 furono arrestate quattordici persone tra imprenditori, dipendenti e funzionari comunali. Le indagini hanno fatto emergere, secondo l’accusa, legami pericolosi tra esponenti della camorra e dipendenti comunali, delineando un quadro di condizionamento dell’attività amministrativa.
Fulcro della vicenda è la società Pedema, attiva nei servizi di pulizia e sanificazione, il cui titolare, Alfonso Marrazzo, è ritenuto vicino al gruppo criminale Fezza-De Vivo. Marrazzo risulta già condannato in primo e secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, elemento che, per gli inquirenti, rafforzerebbe il quadro indiziario.
Le accuse formulate dalla Dda comprendono, a vario titolo, reati gravi come condizionamento elettorale mediante minaccia, falso, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e favoreggiamento. Secondo la ricostruzione investigativa, tra il 2021 e il 2022 la Pedema avrebbe beneficiato di affidamenti per servizi pubblici – tra cui lo spazzamento stradale, la gestione del cimitero e la sanificazione legata all’emergenza Covid – ottenuti in violazione delle procedure e dei regolamenti vigenti. Attraverso tali affidamenti, la cooperativa sarebbe stata lo strumento attraverso cui il clan tentava di radicarsi nel tessuto economico e amministrativo cittadino, influenzando scelte e appalti pubblici.
Il procedimento giudiziario, ancora nelle fasi iniziali, vede imputate nove persone tra funzionari pubblici, ex dipendenti comunali e lo stesso Marrazzo. In una fase precedente dell’inchiesta erano stati coinvolti anche il sindaco Lello De Prisco e l’ex assessore Pietro Sessa: la posizione del primo è stata archiviata nel settembre scorso, mentre il secondo è stato prosciolto dal giudice dell’udienza preliminare dall’accusa di falso ideologico.
L’inchiesta si inserisce in un contesto già segnato da precedenti analoghi: quello attuale rappresenta infatti il terzo scioglimento del consiglio comunale di Pagani per infiltrazioni camorristiche. Un precedente risale al 2012, anche in quel caso alla vigilia delle elezioni amministrative.
“Questo decreto di scioglimento – ha dichiarato il sindaco Lello De Prisco – ci lascia profondamente amareggiati e sorpresi, anche perché avvenuto a pochi giorni dalla presentazione delle candidature. Restiamo in attesa di conoscerne nel dettaglio le motivazioni, riservandoci ogni opportuna iniziativa giuridica e politica nelle sedi competenti”. Per Massimo D’Onofrio, ormai ex candidato sindaco “è il momento di fare squadra per il bene di Pagani e lavorare tutti insieme per cancellare il nome di città di camorra”. Nicola Campitiello, altro candidato sindaco, “non è più tempo di divisioni, né di polemiche inutili. È il momento della responsabilità. Pagani ha bisogno di ritrovare stabilità, credibilità e una guida seria, capace di affrontare con concretezza le difficoltà che stiamo vivendo”.
“Ci troviamo di fronte a una ferita profonda per la democrazia locale e per l’intera cittadinanza – ha commentato Davide Nitto, candidato sindaco per il centrosinistra – l’ipotesi di un lungo commissariamento apre uno scenario inquietante per la nostra città. Un periodo così esteso di gestione straordinaria rischia di tradursi in una stasi amministrativa: il timore concreto è che i grandi progetti di sviluppo, i finanziamenti in corso e le manutenzioni ordinarie subiscano un brusco rallentamento, privando Pagani di una guida politica scelta dai cittadini”.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’europarlamentare ed ex sindaco Alberico Gambino: “Ora più che mai alla città di Pagani servono unità e senso di responsabilità, occorrono atti concreti di vera cooperazione ed equilibrio da parte di tutti per uscire dalla tempesta e remare insieme nell’unica direzione possibile: il bene della comunità».
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