Positivi non gravi isolati anche in caserme o alberghi. Mentre per gli operatori sanitari creare alloggi vicino all’ospedale. Due proposte dopo il caso Umberto I
Ci sono due proposte per superare il rischio contagio all’ospedale di Nocera Inferiore. Rientrano tra le indicazioni che vengono fornite dalle strategie di gestione integrata di rischio aziendale nell’era del Coronavirus.

La prima riguarda l’isolamento a cui devono essere sottoposte le persone infette che non hanno gravi sintomi. “Sarebbe opportuno – ha detto il dottore Andrea Lupi – che la quarantena delle persone positive al tampone si svolgesse in strutture dedicate, magari una caserma o un albergo. L’ammalato in domicilio protetto, sarebbe davvero in isolamento con una stanza ed un bagno esclusivamente per lui. Se la quarantena avviene in casa, dove magari c’è la moglie oppure dei figli o altri parenti il rischio contagio per i congiunti è elevato”.
Per l’assistenza sanitaria di queste persone poste in isolamento lontano da casa entrano in gioco i medici del territorio e di base. “Si dovrebbero creare – ha continuato Lupi – delle squadre di medici che visitino in sicurezza gli ammalati positivi al Covid-19. Se con la terapia di base la malattia si risolve i pazienti tornano a casa, se la sintomatologia diventa più grave si provvede al ricovero in un ospedale Covid. Anche in passato, durante le epidemie, si faceva in questo modo”.

L’altra proposta riguarda gli operatori sanitari. L’aveva presentata a marzo il sindaco di Nocera Superiore, Giovanni Maria Cuofano. E l’ha ribadita ora che all’Umberto I ci sono stati molti contagi tra medici, infermieri ed operatori sanitari. “Bisogna individuare – ha spiegato Cuofano – residenze vicino agli ospedali per accogliere medici ed infermieri per evitare che rientrino nelle loro case con il rischio di infettare i loro cari”. Il sindaco ne aveva parlato con il direttore generale dell‘Asl Salerno, Mario Iervolino.
L’appello di Cuofano punta a salvaguardare le famiglie degli operatori sanitari che lavorano tutti i giorni a contatto con persone che possono infettarli. “I medici e gli infermieri – ha continuato il sindaco – possono diventare involontariamente portatori del virus sia ai loro familiari che ad altre persone con cui potrebbero venire a contatto”. Il caso di Chirurgia all’Umberto I sembra dare ragione al sindaco.
Nelle settimane passate il sindaco Manlio Torquato aveva avanzato una serie di proposte per evitare che l’Umberto I diventasse un luogo di infezione. Tanto che paragonò l’ospedale ad un polipo che con i sui tentacoli può infettare persone e luoghi anche per la sua vicinanza al centro della città, ai tanti operatori sanitari che vi lavorano, alla vasta platea di utenti. Torquato, era il 14 marzo scorso, propose un ospedale da campo in collaborazione con la Croce Rossa oppure, in alternativa, l’utilizzo dei locali vuoti della caserma Libroia oppure una struttura ospedaliera specifica per gli ammalati Covid, “cosa che si è fatta allestendo l’ospedale di Scafati”.

