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Zona rossa e (pochi) negozi chiusi “ora basta”

Il paradosso delle strade affollate e i negozi chiusi in zona rossa: “rivedere le regole e aumentare i controlli”

In zona rossa è più facile elencare i negozi chiusi che quelli aperti. In pratica restano abbassate le serrande di chi vende abbigliamento e scarpe per adulti e gioielli. Ma anche centri estetici e parrucchieri. Il contrappasso è che, nonostante i divieti, in strada ci sono tante persone e i controlli non ci sono. Che senso ha, dicono i commercianti, restare chiusi se poi all’esterno il mondo è aperto? Molti di essi, stremati dalla crisi, hanno annunciato che immediatamente dopo Pasqua riapriranno, “succeda quel che succeda”.

In questi giorni anche la politica, nazionale e locale, inizia a domandarsi se non fosse il caso di rivedere le regole. Va verso questa direzione la lettera dei consiglieri comunali di Pagani, Annarosa Sessa e Vincenzo Calce, inviata ai ministri Luciana Lamorgese, Mara Carfagna, Renato Brunetta e Maria Stella Gelmini.

“Non si riesce a comprendere – scrivono – l’inutilità della chiusura di alcuni negozi senza ragione alcuna. Eppure si tratta di luoghi protetti, gestiti con regole rigide da proprietari ben consapevoli e lontani dal rischio di un eventuale assembramento. Ci domandiamo quale assembramento può esservi in un negozio di scarpe o in un negozio di abbigliamento, in un centro estetico o nel negozio di un parrucchiere e che differenza vi è tra queste attività commerciali e un supermercato o altre attività mai bloccate?”.

“Ma dov’è il controllo sulle strade? – continua la lettera – quanti indossano la mascherina? Quanti attivano feste private? Se una fetta di incoscienti continua ad assembrarsi, i ristori, seppur importanti, non basteranno mai. C’è un mondo produttivo che rischia di chiudere buona parte delle attività. Ci sono categorie e famiglie che hanno rinunciato anche a sperare. Ma intanto sono ancora in troppi a ignorare le poche e semplice regole di autotutela. La strada da imboccare è solo questa, l’osservazione sui controlli, il rispetto delle regole, l’adempimento delle deleghe conferite alle autorità preposte a questo specifico ruolo. C’è bisogno di controlli da parte delle forze dell’ordine. Purtroppo i Comuni non riescono da soli a garantire il presidio del territorio”.

Redazione

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