Food

Cultura e cibo slow, l’abbraccio che non ti aspettavi

Serata a Botteghelle 65 a Salerno per un racconto fatto di eccellenze, prodotti autentici e territorio della Sila calabra in ottica slow

di Andrea Bignardi

Portare le eccellenze della Sila a Salerno, alle porte della Costiera Amalfitana. Il cuore autentico della Calabria, dal punto di vista enogastronomico e storico, si è raccontato in maniera slow a Salerno, nell’enoteca con cucina Botteghelle 65, nel corso della serata organizzata dall’oste Pino Adinolfi, da sempre attento a valorizzare, in modo mai banale e pubblicitario, ma, anzi, puntando sulla ricerca di prodotti dall’alta autenticità, le eccellenze di tutto il territorio nazionale, che in una cornice come quella salernitana, trovano una sublime e gustosa “vetrina” in cui esprimersi al meglio.

Il nero di Calabria e i vini del vitigno più alto d’Europa, sulle pendici della Sila, hanno rappresentato il focus di una serata conviviale all’insegna dei sapori autentici, lontani dai grandi eventi di massa, secondo l’intento di puntare sulla cultura “slow” di cui, da sempre, Botteghelle 65 si è fatta portavoce, ben prima che divenisse un paradigma in crescita.

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“Da proprietario di una casetta a Camigliatello Silano, si è creato questo legame con un luogo dell’ecosistema incredibile – ha raccontato Pino Adinolfi a margine dell’evento – Ho incontrato due imprenditori che fanno biologico, Nicola Romano e Emanuele De Simone, che con le loro produzioni sanno esprimere quanto di meglio la Calabria può offrire”. Due storie di professionisti con una passione viscerale per la propria terra, sospese tra ricerca ed eccellenza, tra tradizione e autenticità, si sono, dunque, intrecciate tra loro all’insegna della convivialità e della mediterraneità.

La prima è quella di un imprenditore coraggioso come Nicola Romano, a cui si deve un lavoro importante nel recupero del Suino Nero di Calabria, fino ai primi anni 2000 a rischio estinzione. “Iniziai nel 2007 con sette scrofette, dopodiché ho posto attenzione sulla razza, aprendo nel 2010 il nostro piccolo salumificio e poi, nel 2011, un agriturismo, reinvestendo sempre tutto il ricavato – ha raccontato l’imprenditore di Acri ripercorrendo con orgoglio la storia della sua azienda – Da sette capi siamo arrivati a 250, ma oggi siamo nuovamente in allerta rossa a causa della diffusione della peste suina. Nel corso degli anni ci siamo sempre migliorati, del resto la nostra regione è ricca di tradizioni che abbiamo cercato di valorizzare ed affiancare tra di loro, puntando all’autoproduzione del peperoncino per evitare di impiegare il prodotto estero che viene spesso impiegato”.

Una terra, la Calabria, capace di scommettere su sè stessa e di superare i suoi limiti: lo ha testimoniato anche Emanuele De Simone, commercialista, gestore dell’azienda Agricola Immacolata Pedace, sua madre, nata nel 2006 a Longobucco nella Cava di Melis, che con i suoi due ettari e mezzo è attualmente il vigneto che si sviluppa sull’altitudine maggiore in Europa, a 1300 metri sul livello del mare, battendo il record precedente detenuto da una coltura della Valle d’Aosta, espressione di quella viticoltura eroica che accomuna l’area montuosa calabra con la Costiera Amalfitana.

Protagonisti della serata, infatti, non a caso, sono stati proprio i quattro vini di punta dell’azienda: un bianco, due rosati ed un rosso, in abbinamento con un menù a cura di Pino Adinolfi, che ha messo il suo savoir-faire culinario tipicamente salernitano al servizio delle eccellenze calabre, in un’inedita fusion davvero ben riuscita. Ecco, dunque, che sono stati serviti ai commensali, in sequenza, il Chiome, bianco Igp Calabria, blend di chardonnay e Pinot Bianco, dalla notevole aromaticità per via dell’elevata escursione termica cui è soggetto il vigneto in cui sono coltivate le uve, il Rosato Anthaea, anch’esso vino eroico, il rosato Silva, blend di Cabernet Franc e Merlot, il rosso Lykos Igp Calabria, blend di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc.

In abbinamento libero, un bis di piatti ispirati alla tradizione calabra: fusilli al ferretto con il ragù silano ed il soffritto di suino nero di Calabria, in abbinamento con le patate della Sila affumicate e l’insalata di finocchi e mele annurche, a suggellare lo sposalizio di sapori tra due territori tanto distanti quanto accomunati da una crescente vocazione a biologico e colture eroiche. Chiusura in dolcezza con il classico bocconotto calabro all’amarena e la succulenta “tetta della monaca”, nota ai più come sospiro, tipicamente pugliese.

Andrea Bignardi

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