C’è un filo invisibile che lega il vino alla memoria della terra. Un filo antico, che resiste al tempo e racconta la storia di un patrimonio unico: la viticoltura a piede franco, quella che affonda direttamente le sue radici nel suolo senza l’innesto su vite americana. Una rarità, sopravvissuta all’epidemia di fillossera che nell’Ottocento spazzò via la gran parte dei vigneti europei, e che oggi torna al centro del dibattito scientifico e culturale.
Il prossimo 8 settembre, nella suggestiva cornice di Villa Campolieto a Ercolano, quel filo sarà ripreso, intrecciato e rilanciato in occasione della Conferenza Nazionale sulla Viticoltura a Piede Franco, organizzata da Identità Mediterranea. Un appuntamento che vuole restituire dignità e prospettive a un tema che non riguarda solo il vino, ma l’identità stessa di territori, comunità e paesaggi.
Dalle 9, 30 alle 13, il cuore pulsante della cultura enologica italiana batterà all’ombra del Vesuvio. Winemaker di fama internazionale, docenti universitari, ricercatori, enologi e giornalisti si confronteranno su un patrimonio che racchiude biodiversità, valore genetico e prospettive di sostenibilità. Tra i nomi di spicco, Roberto Cipresso, figura di riferimento del mondo del vino, Luciano Pignataro, docente e divulgatore instancabile, e i presidenti dei Consorzi di Tutela dei Vini del Vesuvio e di Salerno, Ciro Giordano e Marco Serra. Con loro, studiosi come Stefano Del Lungo, Gaetano Conte e la professoressa Teresa Del Giudice, che intrecceranno scienza, agronomia ed economia in un mosaico di saperi. A moderare i lavori sarà Gaetano Cataldo, fondatore di Identità Mediterranea e Miglior Sommelier dell’Anno al Merano Wine Festival, che con la sua esperienza guiderà un confronto capace di unire erudizione e passione.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: accendere i riflettori su una pratica agricola che può diventare leva di sviluppo economico e turistico, valorizzando borghi e territori attraverso il vino e la sua memoria. Non mancherà l’analisi delle sfide della sostenibilità e l’ipotesi di un protocollo condiviso per salvaguardare il piede franco come bene comune. Perché, come ricordano gli organizzatori, “il piede franco non è soltanto una tecnica colturale: è un’eredità vivente, una radice che ci parla del passato e, allo stesso tempo, un seme di futuro”.
Non sorprende che a farsi promotrice dell’iniziativa sia Identità Mediterranea, associazione nata nel 2016 e da sempre impegnata nella tutela del paesaggio, della biodiversità e delle tradizioni enogastronomiche. Dopo aver ideato esperienze simboliche come Mosaico per Procida, primo vino a celebrare una Capitale Italiana della Cultura, l’associazione conferma con questa conferenza la sua vocazione: raccontare e difendere ciò che di più autentico appartiene al Mediterraneo. L’8 settembre, dunque, Ercolano non sarà solo teatro di un convegno. Sarà un luogo in cui il vino tornerà a parlarsi addosso come un racconto: di radici che resistono, di vigne che sfidano il tempo, di uomini e donne che scelgono di credere che il futuro nasca proprio da ciò che resta più fedele al passato.
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