La mappa genetica di un individuo modificabile con una funzione simile a quella del computer. Una delle operazioni più utilizzate dei word processor – taglia e incolla – applicata anche per modificare l’acido dessoribonucleico di una persona. Una funzione rivoluzionaria non solo in campo terapeutico ma anche in campo eugenetico. Questo il tema del convegno “Il Sistema Crispr-Cas9” in programma sabato 8 febbraio, alle ore 10,00, presso il centro Synlab a Pagani e organizzato dall’Associazione Medici Cattolici Italiani della Campania.
Al centro dell’incontro una serie di riflessioni di carattere scientifico ed etico sull’ingegneria genetica, intesa come l’insieme delle procedure che hanno lo scopo di intervenire sul Dna per modificarne la sequenza o copiare parte di essa.
“Se fino a ieri di biologia molecolare si è parlato quasi esclusivamente nell’ambito degli OGM (organismi geneticamente modificati) – sottolinea Giovanni Murante, biologo e segretario Amci Campania – oggi se ne parla come della scienza per correggere o modificare un organismo. Nello specifico con la tecnica CRISPR-Cas9 è possibile tagliare il Dna di qualsiasi cellula in un punto ben determinato per riparare un eventuale errore presente in quella zona o innestare un pezzo di Dna nella posizione appropriata per espletare al meglio la sua funzione. La rivoluzione sta nel fatto che, in questo caso, il tratto di Dna inserito non proviene da un altro organismo ma da quello ricevente e viene sintetizzato in laboratorio e riprodotto secondo la versione corretta”.
Tutto ciò fa pensare alla possibilità di curare malattie dovute a geni alterati o mancanti e a virus che si innestano nel DNA. In tale prospettiva CRISPR-Cas9, anche alla luce del fatto che si può realizzare con costi molto contenuti, sembra costituire una meravigliosa prospettiva in campo medico: dalla cura dell’Aids a quella del cancro”.
“Purtroppo esiste anche il rovescio della medaglia – precise il dottor Murante – proprio per le sue innumerevoli applicazioni CRISPR-Cas9 può letteralmente diventare una bomba atomica biologica. Per le sue potenzialità infatti tale tecnologia è in grado non solo di intervenire sul Dna delle cellule somatiche ma anche su quello delle cellule germinali ed embrionali e qui si aprono una serie di scenari che, se da un lato possono sembrare affascinanti, dall’altro rischiano di assumere aspetti che non è esagerato definire apocalittici”.
Il “gene editing”, cioè la correzione del Dna, infatti se effettuato su cellule della linea germinale, spermatozoi e cellule uovo, può provocare il “gene drive”, ossia la possibilità di influenzare la trasmissione di determinati caratteri ereditari fino all’estrema conseguenza di provocare l’estinzione di una determinata categoria di organismi o una pericolosa deriva verso l’esaltazione di determinate caratteristiche a danno di altre.
“Diventa quindi necessaria una presa di coscienza del problema – aggiunge Murante – in primo luogo da parte di tutta la comunità scientifica che ha il dovere di porsi la fatidica domanda se tutto ciò che è tecnicamente realizzabile è anche lecito da un punto di vista etico oltre che pratico”.
Da qui l’idea di dar vita ad un convegno scientifico-divulgativo che si propone di analizzare le nuove frontiere dell’ingegneria genetica dal punto di vista della ricerca, della diagnostica e dell’etica.
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