Il 30 maggio del 1980 l’avvocato Marcello Torre redasse di suo pugno una lettera che costituisce per tutti noi il suo testamento spirituale, nella quale, andando incontro al suo sacrificio in piena consapevolezza, rilanciava il sogno di una “Pagani civile e libera”.
«Sono seduto su una polveriera» aveva più volte ripetuto prima della morte, denunciando il suo stato di pericolo. La sua attività di sindaco, infatti, era diventata pericolosa da quando, appena eletto primo cittadino, si era opposto fermamente ai tentativi di infiltrazioni criminali negli appalti per la ricostruzione del post terremoto dell’Irpinia, impedendo di “gonfiare” le cifre dei senzatetto e bloccando in questo modo l’arrivo di cospicui finanziamenti alle imprese.
La memoria è un esercizio doloroso e difficile: ma è il solo modo che abbiamo per far in qualche modo vivere, almeno idealmente, chi non è più tra noi. L’eredità di Marcello Torre, fissata per sempre domenica 30 maggio nel murale dell’artista internazionale Jorit, è monumentale, e straordinariamente impegnativa; andrà custodita con cura, e sottratta alla retorica della ritualità, che è l’insidia più pericolosa in ogni celebrazione. Raccogliere l’eredità del “sindaco gentile”, e onorarne la memoria, imporrà ai paganesi di oggi e di domani una quotidiana verifica della tensione morale, dell’impegno incessante e disinteressato, della intransigente difesa della legalità e del suo primato.
Un dono che la famiglia Torre ha offerto alla città di Pagani, ma anche un monito per la comunità, che il volto di Marcello dovrà per sempre richiamare alla responsabilità di una memoria a volte ancora molto scomoda, non sempre scevra da polemiche e limiti della politica locale.
Dunque, sarà molto significativo ritrovarsi insieme a fare memoria della sua morte proprio nell’anniversario della redazione di quel fondamentale documento, che ha preceduto non di molto il suo assassinio, avvenuto l’11 dicembre del 1980. Ci si ritroverà in via Ferrante a Pagani, alle spalle dell’auditorium Sant’Alfonso Maria de Liguori, nel cuore del centro cittadino. Anche oggi, in questo momento in cui la pandemia ha messo a nudo fragilità personali inaspettate e sta comunque condizionando le nostre vite, è giusto mettere un altro tassello per cercare di adempiere a quel dovere etico, di fronte al quale non sono accettabili “distrazioni”.
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