Nuovi gusti gastronomici impongono anche una conoscenza di un bere diverso, come il sake. E i sommelier si preparano
Il sommelier? Parla anche giapponese. Non è una semplice battuta ma la constatazione, per me una sorpresa, che i professionisti di questa materia non sono esperti soltanto di vini ma anche di distillati e di fermentati, tra cui il sake, la tipica bevanda del Sol Levante.
Gaetano Cataldo, “miglior sommelier dell’anno” alla recente 31 esima edizione del Merano Wine Festival, e ideatore venerdì 10 febbraio sarà a Bologna per una serata dedicata al sake. L’evento è stato organizzato dalla delegazione bolognese dell’Associazione italiana sommelier che “ha intuito sin da subito che è indispensabile dotare i futuri sommelier, oltre che di una solida conoscenza sul vino, di nuove matrici sensoriali, tale da renderli più ambiti e competitivi sul mercato del lavoro in quanto autorevoli figure della cultura del bere”.

Le nuove tendenze culinarie, tra l’altro, ci hanno spinto verso nuovi sapori, in particolare quelli orientali. Ormai è consuetudine andare “a mangiare giapponese”. Peccato, però, che non troviamo chi ci può aiutare a “bere giapponese”. Ora il gap viene ridotto.
Cataldo, originario di Castel San Giorgio e in forza alla delegazione Ais di Salerno, di sake se ne intende. Non a caso è sake sommelier certificato Ssa, co-fondatore della Scuola italiana sake creata da Giovanni Baldini e con cui collabora redigendo contenuti su Sake News, nonché il primo in assoluto ad enunciare la forte relazione tra la dieta mediterranea e il nihonshu, altro termine per indicare la bevanda alcolica giapponese.


