Nocera Inferiore e la storia dei Casali tra storia, eredità e miti con la ruota dei bambini abbandonati vicino ai forni dei cortili
Chiusa dal Monte Albino e dalle due colline di San Pantaleone e di Sant’Andrea, Nocera Inferiore si è sviluppata in modo frazionato, costituita da molti villaggi detti, a quel tempo, Università. I tre casali attualmente conosciuti, Capo Casale, Casale del Pozzo e Casale Nuovo, si sono formati lungo l’asse del corso Vittorio Emanuele, conosciuto prima come via Stabiana e poi come via Nocerina. Essi rappresentano uno dei nuclei storici più estesi.

Capo Casale è chiamato così perché è uno dei due limiti e cioè un capo della via Pubblica che collegava Salerno con Stabia e Napoli (l’altro capo è Capo Fioccano). Il nucleo originale è la via conosciuta come Strettola di Capocasale (odierna via Sellitti). Poi, mano a mano, si estese con i suoi cortili molto spesso comunicanti con quelli di Casale del Pozzo. Questo nome in particolare è dovuto al fatto che la zona era molto ricca di falde acquifere per cui furono costruiti molti pozzi da cui trarre la preziosa acqua. Quasi ogni cortile ne aveva uno, il più antico e scenografico lo si può ancora ammirare nel cortile di casa Tortora, così come aveva il forno in cui cuocere il pane per tutta la comunità.

Proprio perché vicino al forno, specialmente d’inverno, venivano abbandonati i neonati non desiderati o che non potevano essere mantenuti dalle famiglie. Fu istituita nella Strettola una ruota girevole dove deporre i bambini. I cortili, oltre al pozzo e al forno, erano dotati di un “fermo” dove legare i carretti da traino. Molto probabilmente la nascita dei Casali è databile intorno al 1079, quando si ha la certezza di un insediamento di monaci nel luogo ora conosciuto come Sant’Angelo in Grotta.
Infatti il principe Giordano di Capua aveva regalato alla Badia di Cava de’ Tirreni alcune proprietà che aveva a Nocera e il complesso rupestre fu realizzato da Pietro Pappacarbone, terzo abate della Badia. Intorno a questa chiesa furono costruite le case, sempre più numerose, che si estendevano dalla zona pedemontana fino alla via Pubblica, già conosciuta (solo in epoca moderna la zona fu tagliata in due per la costruzione della Strada Statale 18 Tirrena Inferiore.)

I due Casali, oltre ai cortili, si arricchirono di molti palazzi fatti costruire da famiglie facoltose. Alcuni di essi sui frontali dei portoni presentano ancora i fregi degli stemmi dei ricchi proprietari ed erano adornati da molte e belle decorazioni quasi tutte però andate perdute o rubate dopo il terremoto del 1980.
A causa dell’aumento della popolazione, ben presto, si sentì l’esigenza di case nuove, che andarono a costituire, appunto, il Casale Nuovo, concepito con le stesse modalità dei primi due, con pozzi e forni in comune. Questi tre Casali formarono l’Università dei Tre Casali retta da un sindaco e con un proprio stemma che ancora oggi possiamo ammirare sul portone del palazzo detto dei Seminelle a Casale del Pozzo.

A ridosso della zona identificata come “Triggio” fu costruito il palazzo Buoninconti (adesso rimodernato) che ospitò numerose truppe spagnole e detto per questo “caserma vecchia” per distinguerla dalla nuova costruita al posto del palazzo ducale, la famosa “Caserma Rossa”. Nel ‘700 l’Università dei Tre Casali si unì col vicino Casale di San Matteo formando appunto l’università San Matteo Tre Casali che, aggregandosi poi all’ Università di Sperandei, nel 1851 entra a far parte di Nocera Inferiore.
In seguito Capo Casale è stato dedicato ad Antonio Gramsci, il famoso politico e uno dei fondatori del Partito Comunista. Il Casale del Pozzo fu dedicato al generale Francesco Federici, originario di Cetara, che vi si era stabilito nel 1799 e che fu giustiziato per aver partecipato ai moti napoletani. Il Casale Nuovo fu invece intitolato a Luciano Gambardella, un giovane nocerino caduto a soli 23 anni nell’eccidio di Cefalonia, durante la seconda guerra mondiale.

Marisa Croce

