Il dipinto proposto in copertina, un’opera realizzata nel 1886, è la raffigurazione del passaggio dalla vita terrena a quella celeste di San Francesco. L’affresco dell’artista Domenico Bruschi arricchisce la parete esterna della Cappella del Transito, luogo in cui il Poverello d’Assisi lasciò questo mondo. E abbiamo la certezza di ciò attraverso gli scritti dei suoi compagni, raccolti nelle Fonti Francescane, che attestano la morte di San Francesco avvenuta all’interno della stanza della Domus Comunis divenuta infermeria, chiamata poi Cappella Transitus. La piccola struttura, infatti, non era altro che l’infermeria di quel gruppo di capanne in cui San Francesco aveva raccolto il primo gruppo di frati. La cappella è collocata all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli di Assisi, i cui custodi sono i Frati Minori, alla destra della Porziuncola.
Testimoni dell’incontro del santo con la “sorella morte” sono stati i primi frati che hanno visto in lui l’immagine riflessa del Cristo crocifisso. Un’immagine di fraternità e di comunione tra fratelli stretti intorno a Francesco come in tutta la sua vita così sino alla fine. Il Poverello d’Assisi, oramai prossimo al trapasso, chiese a frate Elia di avvertire i suoi compagni, i fratelli della prima ora, per un ultimo saluto, rivivere quegli ultimi istanti ricordando le origini della loro esperienza. Piangevano i compagni del Santo, feriti e colpiti da tanta compassione, sapendo che quelli erano gli ultimi suoi momenti di una vita spesa nell’amore verso Cristo e nel servire ogni fratello. Se attorno a quella nuda terra si era celato un velo di tristezza, dall’alto vi era un fermento di gioia che vide gli angeli del cielo in festa nell’accogliere l’anima beata. Può non sembrare un caso se il 2 ottobre, giorno che precede il ricordo del Transito di San Francesco, la Chiesa abbia istituito il dogma degli Angeli.
Il 3 ottobre 1226 frate Francesco si fa posare nudo sulla nuda terra, spogliato della veste di sacco, la sua mano a coprire la ferita sul fianco, affinché nessuno la vedesse. E poco prima di morire, ecco l’ultima strofa del Cantico delle Creature dedicandolo a “sorella morte”. I francescani utilizzano il termine Transito, sinonimo di passaggio, e a sua volta sinonimo di Pasqua. In quell’attimo San Francesco, segnato dalle stimmate di Gesù nel suo corpo, ha compiuto la sua Pasqua, risorgendo a nuova vita. Anche la morte, a tutti amara e nemica, quella sera di ottobre, divenne amica e sorella di Francesco, la cui vita terrena fu tutta modellata sulla Pasqua di Gesù. Ecco il perché del senso che ancora oggi tutta la famiglia francescana celebra il ricordo del Transito del suo padre fondatore.
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