Cultura

Mediateca ancora chiusa, Cava 4.0 attacca

L’associazione Cava 4.0 critica l’amministrazione comunale per la mancata riapertura della Mediateca Marte, “diventi un polo culturale”

Sono ormai oltre due anni che la Mediateca Marte di Cava de’ Tirreni ha chiuso i battenti in maniera definitiva. È stato proprio a causa della festa di Capodanno del 2020, dopo una folle serata stile discoteca, che la struttura è stata chiusa.

Un duro colpo per i tanti giovani cavesi che trascorrevano nelle sale più tech della città i propri momenti di studio e di svago.  “Ricordo dei pomeriggi al piano superiore, delle mostre e degli eventi, a cui spesso io e le mie amiche partecipavamo. Nel maggio del 2018 il mio liceo organizzò una visita guidata per assistere alla mostra di Andy Wharol a un prezzo davvero stracciato”, racconta una liceale.

Nonostante la revoca dell’affido della Mediateca ai vecchi gestori, l’amministrazione comunale non ha ancora preso posizioni su un’eventuale riapertura, una riassegnazione della struttura o una riconversione. Adesso altro non è che il retro di una serie di locali che hanno espanso i dehors con tavoli e sedie delle proprie attività in ogni metro quadrato della piazza, è un luogo che quasi inquieta se si guarda attraverso le vetrate laterali alla ricerca di qualcosa all’interno della Mediateca, scorgendo semplicemente il nulla più assoluto.

“La vicenda Mediateca è lo specchio di questa amministrazione” – si legge in una nota della neonata associazione Cava 4.0, i cui soci si dicono indignati “del disastro che prosegue nella più totale indifferenza”.

Proprio alla luce di questa situazione, Cava 4.0 propone la realizzazione di un polo culturale che possa coinvolgere, sia l’ex convento di San Giovanni, sia l’ex Mediateca sia la biblioteca di via Marconi, “con l’obiettivo di allargare gli orizzonti e di nutrire il centro della città di luoghi del sapere, dell’informazione e della socializzazione”.

Sulla scia dell’organizzazione di molti altri Comuni ben organizzati, l’associazione ricorda che “non dovrebbe mancare un punto di assistenza digitale che possa aiutare il cittadino nella creazione dello spid, o che possa proporgli corsi di formazione, regolarmente organizzati”. Questa unione di strutture inoltre dovrebbe diventare anche un punto di riferimento delle aziende del territorio, spesso alla ricerca di giovani, e tutti i locali potrebbero essere a disposizione della cittadinanza anche per ospitare seminari e convegni. Le sale naturalmente dovrebbero essere dotate di tutte le più sofisticate tecnologie disponibili sul mercato. (Valeria Boccara)

Redazione

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