Il depuratore di Mercato San Severino sotto il controllo di Gori. Gli ambientalisti sperano in un cambio di passo. Ventre “ora la verità sui dati”
Il depuratore di Costa, frazione di Mercato San Severino, spesso indicato dagli ambientalisti come uno dei responsabili dell’inquinamento del torrente Solofrana, passa alla Gori. Lo ha deciso la giunta regionale con la delibera numero 188 del 21 aprile scorso. Sino ad oggi era gestito dalla Cogei che controlla anche l’impianto di Solofra. I due depuratori, così come racconta Emiddio Ventre storico attivista del movimento ambientalista, spesso erano in antitesi “perché il direttore di Costa ci diceva che, se nel Solofrana arriva acqua rossa, parte della responsabilità era del depuratore che si trovava a monte perché non riusciva ad eliminare del tutto il cromo proveniente dalle industrie conciarie di Solofra”.
“Al di là delle dichiarazioni del dirigente – ha precisato Ventre – non si è fatto mai nulla. Ora con due gestori diversi potrebbe emergere la verità. Non credo che Gori subirà passivamente il presunto inquinamento che arriva da un altro impianto addossandosi le responsabilità”. Ma i quesiti da sciogliere sono ancora tanti. Come il sospetto che diverse aziende conciarie di Solofra, per abbattere i costi di depurazione, sversino i reflui industriali non nel collettore dedicato agli scarti della lavorazione ma in quello civile che bypassa il depuratore di Solofra immettendosi poi in quello di Mercato San Severino che non riesce a depurare le acque delle fabbriche.

“Bisogna ricordare – ha sottolineato Ventre – che Solofra possiede una tripla rete fognaria, per le aziende, gli scarichi civili e le acque meteoriche. Ecco perché quando si punta l’indice contro Solofra, come maggior responsabile dell’inquinamento del Sarno, c’è incredulità nell’opinione pubblica della cittadina irpina. Purtroppo tra le 200 aziende conciarie c’è chi bara a discapito di quelle virtuose che rispettano le regole”.
A confermare che i reflui conciari sono i maggiori killer dell’ecosistema del Solofrana e poi del Sarno, nonostante l’attività di due depuratori, sono i carabinieri del Nucleo della tutela ambientale che negli ultimi mesi, prima e dopo l’emergenza Covid, hanno monitorato il bacino idrografico del Sarno. Controlli ed ispezioni hanno confermato che il torrente Solofrana è “inquinato dai reflui industriali conciari mentre il Sarno per lo più dalle industrie conserviere”. Le indagini dei carabinieri hanno anche confermato i sospetti dei cittadini, “gli scarichi illegali – si legge nel rapporto – avvengono durante il mal tempo, le aziende ne approfittano per evacuare le vasche di stoccaggio dei reflui industriali”.

