Greta Thunberg. Fenomeno da sottovalutare, denigrare, ridicolizzare. O, al contrario, elogiare, celebrare, applaudire.
Comunque la si pensi, la giovanissima attivista è riuscita a diventare l’interrogativo che almeno per un giorno si è imposto come d’importanza mondiale: non si può continuare ad ignorare quanto sta accadendo, la Terra è una, le sue risorse non sono infinite e questo modello di sviluppo non può essere eterno. Negli stessi giorni in cui questa combattiva quindicenne saliva alla ribalta, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani richiamava in una sua dichiarazione la figura di Benito Mussolini, scatenando diverse reazioni politiche. Chi scrive non intende entrare nel merito delle singole questioni che la giovane svedese e il capo del fascismo italiano evocano all’attenzione dell’opinione pubblica, non foss’altro che per evitare un’inflazionata “tuttologia” spesso improvvisata e ormai imperante. Una cosa è certa, però: di Mussolini, così come Napoleone, Giulio Cesare, Gandhi e altri, si continua a parlare in bene o in male a distanza di decenni, se non di secoli.Accadrà lo stesso per Greta? Ne sentiremo parlare per generazioni? O sarà un fenomeno passeggero, legato all’umore del momento, magari destinato all’oblio? Dunque, sospendiamo il giudizio, teniamo a bada ogni offensiva eccessivamente scettica o celebrativa e cerchiamo, tra un anno o due, di coglierne l’evoluzione. Il pianeta non può più aspettare, è vero, ma noi per valutare Greta ancora sì. Magari potremmo avere problemi di vista.

