Food

Il Bello che sa di buono. E di passione

Alla sua prima annata la Cantina Bello sorprende per gusto e originalità, d’altronde nel Cilento “facciamo solo cose belle”

di Nello Ferrigno

Avevo già notato quelle etichette a Paestum in occasione dell’ultima edizione di “Wine Fest” ma non avevo avuto modo di assaggiare il contenuto delle bottiglie. Ho recuperato l’altra sera in occasione de “La Notte del Rosso” a Castel San Giorgio. Richiamato sempre da quelle etichette, che ritengo un riuscito mix di grafica moderna con elementi classici, mi sono avvicinato al banco di Cantina Bello. Michele Amato, cortese “sales manager”, mi ha prima edotto sul significato dei nomi (dialetto cilentano) dati a tre vini prodotti passando, poi, all’assaggio.

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Nel calice, per primo, è stato versato Amemì, (a me piace) un Primitivo rosato che ha colto subito la mia attenzione per la morbidezza e gli intensi profumi tra floreali e fruttati. Probabilmente qui sono di parte perché da sempre, anche quando anni fa i rosati venivano etichettati vini di “serie B”, ho amato questo colore. Poi è toccato al bianco, un Fiano gradevolissimo, chiamato Keruè (che è successo).

Infine il rosso, Manumea, “con le mie mani”, come avrebbe detto la nonna di Ciro Bello, titolare dell’azienda, nel caso un lavoro non fosse stato fatto come lei desiderava. Manumea è un Primitivo che mi ha sorpreso per consistenza e morbidezza, intenso e profumato e con un retrogusto che mi ha incuriosito e solleticato.

Sono questi i tre vini prodotti da Cantina Bello, alla sua prima annata, new entry nel mondo enologico salernitano.  Tutti usufruiscono della denominazione Colli di Salerno Igt.

Durante l’assaggio ho conosciuto anche Ciro Bello, di professione commercialista che alle dichiarazioni dei redditi e ai bilanci ha trovato, con amore, caparbietà e passione, anche il tempo per dedicarsi “alla sua idea, nata da un desiderio di sfidare sé stessi e dare concretezza alla grande passione per la viticoltura”.

Cantina Bello ha sede ad Albanella, nel Cilento “terra dove è vivo il desiderio di realizzare solo cose belle”. E Bello ne è una testimonianza, nome compreso.  

Nello Ferrigno

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