Dante ha unito il Paese dal punto di vista linguistico, Perle di dolcezza lo ha unito grazie ai dolci! Eh sì, proprio così. Dopo l’invio e la pubblicazione da parte di amiche e amici di diverse regioni italiane, è iniziato il momento della sperimentazione, da parte dei sostenitori della rubrica, di dolci di tradizione regionale diversa le cui ricette sono state condivise in #perledidolcezza. Un’amica di Firenze, Lara, mi ha scritto domenica. “Ciao Ida. Ho fatto il dolce con le mandorle. Qui a Firenze è piaciuto a tutti, grazie a Perle di dolcezza”. E mi ha inviato la foto.
La torta di mandorle è una ricetta che ho recuperato da Matteo, il proprietario del B&B “Nel giardino dei limoni” di Agnone Cilento. Grazie a questo laboratorio virtuale la torta della famiglia di Matteo, che veniva preparata da mamma Luisa e le sorelle per le occasioni importanti e i giorni di festa e che oggi realizza lui, ha reso particolarmente dolce la domenica di Lara e della sua splendida famiglia. Uno scambio dolciario definibile – con le dovute eccezioni – di “amorosi sensi”. Perché è questo l’obiettivo del blog: tramandare la tradizione pasticcera di alcune famiglie, rendere il dolce uno strumento per far rivivere persone, ricordi e legami. Magari, com’è successo questa settimana, travalicando i limiti regionali e condividendo generosamente una ricetta di famiglia con altre persone, che probabilmente non incontreremo mai, ma che trasformeranno anche loro quella torta o quei biscotti nel dolce delle feste del loro nucleo familiare. Grazie Matteo per la tua generosità e grazie Lara per aver sperimentato una ricetta pubblicata qui.
Dopo i ringraziamenti, passiamo ora alla ricetta della settimana: le trecce di pasta lievitata preparate da Elisabetta, per tutti Betty. Mi ha fatto un certo effetto quando la mia amica delle scuole medie mi ha raccontato di aver preparato il dolce per la nuora.” Oggi Alessandro ha portato la sua fidanzata a casa. Ho voluto – ha detto scherzosamente Elisabetta – far conoscere a mia nuora il lato Mariarosa della suocera”. “Oddio” ho pensato” sembra ieri che Betty, a poche settimane dall’inizio della terza media, si trasferì in classe mia e ora prepara dolci prelibatezze per la fidanzatina del figlio…!!! NOOO!!” Queste sono quelle cose che non vorrei mai ascoltare. Per due motivi. Primo: se la mia compagnia di scuola media, attualmente anche mamma di Elda, amichetta di danza di mia figlia, parla di nuore, significa che sono fuori tempo e fuori luogo nel sentirmi ancora una ragazzina.
E me ne devo fare una ragione: il tempo passa inesorabilmente! Infatti, fatta eccezione per la carinissima commessa del Conad che qualche settimana fa mi ha attribuito la sua età – 7 anni in meno di quelli che ho(MAGARIIII!) – ci sarà un motivo se i ragazzi per strada mi chiamano signora e mi parlano col voi! Secondo: tra un po’ toccherà anche a me preparare la merenda per un probabile genero? NOOOO. Un estraneo che si aggira per casa e, magari, chiamandomi signora mi chiede il permesso di riaccompagnare mia figlia mezz’ora più tardi dell’orario concordato? No, tutto questo è troppo per me. Il solo pensiero mi stressa! E allora meglio mettere le mani in pasta! Preparare le trecce di pasta lievitata ma solo per la colazione di mia figlia. Per il fidanzato, si spera, ci vorrà ancora tempo (io aggiungerei volentieri: MOLTO tempo!).
La ricetta sperimentata da Betty, che ringrazio pubblicamente per aver condiviso con noi questo momento di vita familiare, è quella di #GialloZafferano, blog serio e professionale, non amatoriale come quello della sottoscritta che non ha velleità di pasticciere, ma ama semplicemente raccontare – credo ormai sia chiaro a tutti – le storie e i ricordi che possono riaffiorare dalla preparazione di un dolce fatto in casa.
Ingredienti: 40 g burro, 300 g farina 00, 25 g lievito fresco(7g se disidratato), 50g zucchero, 1 baccello di vaniglia (Betty ha utilizzato una fialetta), ½ scorza di limone, 1 pizzico di sale fino, 2 uova piccole, 80 ml di latte intero. Per la ricopertura: 1 uovo, 40 g. di granella di zucchero
Fare intiepidire il latte, versarlo in una ciotola, unire lo zucchero e il lievito e girare il tutto. Lasciare riposare per 10 minuti, fino alla comparsa di una schiuma in superfice. A questo punto setacciare e versare in un’altra ciotola la farina, a cui aggiungere il composto di latte e lievito. Successivamente unire il burro fuso, le due uova sbattute precedentemente, la scorza grattugiata del limone, i semi della bacca di vaniglia e il sale. Amalgamare gli ingredienti, trasferire e lavorare l’impasto su una spianatoia e poi metterlo a riposare per un’ora in una ciotola ricoperta da un canovaccio. Quando l’impasto avrà raddoppiato il volume, lavorarlo per qualche minuto e dividerlo in tre parti uguali (200 g circa). Con ogni parte formare dei bastoncini di circa 35 cm da intersecare formando una treccia. Posizionare quest’ultima su una teglia coperta da un canovaccio. Far lievitare per ½ h, spennellare con l’uovo e ricoprire con la granella, poi infornare a 170° per 40’.
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