“Oggi finisce il mio silenzio”. Il vescovo Giuseppe Giudice ha scelto il Natale per riaprire il canale di comunicazione con i giornalisti, “mai chiuso”, tiene a precisare, ma sospeso per un “momento di riflessione”. Il pastore della diocesi di Nocera Sarno ha ricevuto questa mattina i rappresentanti della stampa per il tradizionale appuntamento dello scambio di auguri.
Ha esordito parlando di comunicazione e si è detto “preoccupato per l’imbarbarimento del linguaggio che mette in evidenza superficialità che offusca il bello e il buono”. Ha portato come esempio una frase di Octavio Irineo Paz Lozano, poeta e scrittore messicano, premio Nobel per la letteratura nel 1990, “la corruzione di un popolo inizia quando si corrompe la sua grammatica”. Monsignor Giudice ha esortato alla sintesi perché “il di più viene dal maligno” per poi precisare “guai ad offendere il termine delle parole”.
Il vescovo ha poi annunciato che, dal prossimo anno, riprenderanno le feste e le processioni la cui sospensione ha provocato una frattura con una fetta di fedeli. “Non è stata – ha precisato – una mia esclusiva decisione ma una scelta fatta con l’intero presbitero. La pandemia è stata l’occasione per fermarci a riflettere. Qualcosa ci stava sfuggendo di mano. Ben vengano tradizioni e riti popolari ma con il passare degli anni c’era stata una involuzione. Era arrivato il momento di mantenere la barra dritta e disperdere coloro i quali hanno manovrato il popolo”.
E ricorda la tristezza che lo aveva pervaso quando la scorsa primavera aveva partecipato alla messa in piazza D’Arezzo a Pagani in occasione della festa della Madonna delle Galline, “intorno c’erano tanti carabinieri, sembravano in assetto di guerra”. “Ho provato amarezza – ha sottolineato – perché c’era chi si è preoccupato della processione sospesa e non, magari, delle chiese vuote. Poi i fischi, che non hanno offeso me ma la Madonna”.
“Le processioni – ha annunciato il vescovo Giudice – riprenderanno con l’approssimarsi della Pasqua”. Le feste saranno rimodulate attraverso il lavoro già iniziato nel “cantiere delle feste e della pietà popolare”, istituito dalla Diocesi per approfondire un “tema molto caro”. Feste e processioni “vanno depurate dalle degenerazioni e dalle contaminazioni sganciate dalla fede”, elementi che “contribuiscono alla perdita del significato più autentico della pietà popolare”. I sacerdoti hanno consegnato al clero delle schede per ricevere idee e consigli su come “valorizzarle ed attualizzarle per trasmetterle alle generazioni future” perché la pietà popolare “quando è ben orientata, è ricca di significati e di valori”. A fine gennaio 2023 la scheda dovrà essere riconsegnata ai referenti sinodali diocesani. Poi a febbraio, dopo altri momenti di ascolto a livello foraniale, sarà elaborata una sintesi che sarà affidata al vescovo per la decisione definitiva.
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