La città verso le elezioni di settembre, nomi e liste, fughe e passi indietro ma Pagani ha bisogno di normalità, altrimenti rischia di morire
Col passare dei mesi, le elezioni comunali si avvicinano. Per i tempi della politica è come fossero domani. Ancora sostanzialmente le carte rimangono tutte da giocare, ma il tempo stringe.
Una considerazione è però doverosa. Pagani non ha bisogno di cavalli di razza, come Gianpaolo Pansa battezzò “i meglio fichi del bigoncio” democristiano, Moro, Fanfani e Andreotti ai tempi della Prima Repubblica.

La città ha semplicemente bisogno di tornare coi piedi per terra, non ci sono più alternative. Oggi non servono vecchie pratiche di politica militante. Oggi servono sobrietà, discrezione, capacità di analisi critica impietosa, assenza di clientele e simili sconcezze. Pagani ha bisogno, deve pretendere come candidati, chi sa placare le proprie ambizioni, facendole passare attraverso il rispetto delle istituzioni, servendole e non servendosene.
Non servono gli effetti speciali
Servono donne e uomini discreti, capaci di star fuori da giochi e giochetti, ormai svelati nella loro insopportabile mancanza di dignità. In secondo luogo non serve, ammesso che sia mai servita, la logica dello straordinario, i “primati da favola”, che impegnano i palcoscenici e durano il tempo della rappresentazione.
A Pagani serve “l’ordinario”, la normalità che corrisponde ai bisogni della gente, il vero obbligo di chi governa: pulizia delle strade, ordine del traffico, rispetto dei luoghi pubblici. Sembrano cose impossibili, per varie patologie, perché non si ha un’idea della città (senza la quale non si governa), perché non si sa distinguere l’interesse e le ambizioni personali (cose in sé nobili) dalla pubblica funzione, perché si crede che una città possa vivere di proclami e non del lavoro quotidiano, che significa la forma più alta di etica pubblica, di etica del lavoro. Se queste cose richiedono un po’ di coraggio e un po’ di tempo, alcuni segnali vanno dati subito, per restituire ai cittadini la dignità perduta e per ricordare alla gente che cosa è stato e, per tanti versi, è ancora la nostra città.
Una modesta proposta: un governo di “unità cittadina”, una volta si chiamavano così i Governi che servivano ed erano ritenuti necessari in momenti della storia, come di fronte ad un’importante crisi economica. Un governo che possa avere una maggioranza larga, tale da non dover sottostare a nessun ricatto politico o di altra natura. Nessun consigliere comunale improvvisato e che pensa di essere ad Amici o al Grande Fratello anziché in una aula di governo di una città gloriosa.
Questo periodo storico del Covid-19 cosa ha dimostrato? Che ci vuole un medico bravo per salvare le vite degli altri. Che ci voglio infermieri appassionati del loro lavoro per lenire i dolori degli ammalati e non raccomandati improvvisati: è ora di riprendersi in mano la propria vita e di regalare alle prossime generazioni di paganesi una città nella quale sentirsi orgogliosi di esserci, di viverci.

Tessuto commerciale ed imprenditoriale da rilanciare
Pagani conta poco più di 30 mila abitanti, con la dovuta classe dirigente potrebbe essere un gioiello, un fiore all’occhiello della Campania e del Sud. Una cosa è certa: fondamentali saranno gli intenti e la concretezza. Perché il territorio comunale ha bisogno di una scossa su più fronti. E se è vero che “la politica non decide tutto”, è pur anche vero che essa può e deve dare un impulso fondamentale.
C’è un tessuto commerciale ed imprenditoriale da rilanciare (la politica economica in questo caso consiste nel creare le condizioni per il rilancio, poi chiaramente il mercato dovrà in larga parte autogestirsi), ma anche un tessuto sociale che si sta affievolendo sempre più (la partecipazione popolare è ai minimi termini o proprio sotto: la gente mostra stanchezza e rassegnazione, quando non rabbia e livore.
Ecco: di tutto questo (e molto altro ancora) dovrà discutere la politica. Importanti i nomi, le liste, i partiti, certo… ma tutto deve essere strumentale ai programmi e alla loro concreta realizzabilità. Darebbero il segnale di un ritrovato orgoglio e di una rinnovata scelta per la normalità, che, ricordiamolo, viene da norma. E Pagani ha bisogno di normalità, altrimenti muore davvero.

