Riflessione

Sant’Alfonso, 150 anni fa fu proclamato Dottore della Chiesa

Pagani oggi celebra il suo patrono Sant’Alfonso per il 150esimo anniversario della sua proclamazione a Dottore della Chiesa

Oggi a Pagani, si celebrerà il 150esimo anniversario della dichiarazione di Sant’Alfonso a Dottore della Chiesa: il Papa Pio IX ne ufficializzò la proclamazione nel 1871 a soli 84 anni dalla morte, mentre Papa Pio XII nel 1950 gli conferì il titolo di “celeste Patrono di tutti i confessori e moralisti”.

Non solo Santo, in effetti, ma anche un insigne teologo, moralista e un maestro di vita spirituale per tutti, soprattutto per la gente semplice. Definito “il santo del secolo dei Lumi”, Sant’Alfonso è un gigante della storia della Chiesa, un missionario poliedrico dalle indubbie capacità e dalle grandi intuizioni pastorali. Fondatore di tutta una scuola di teologia morale oltreché della congregazione religiosa dei Redentoristi, missionario delle cosiddette “Indie interne”, ovvero di quelle zone dell’Europa cristiana che a distanza di oltre un millennio erano ancora carenti di un’autentica formazione religiosa.

Un santo conosciuto, diffuso universalmente, eppure (a differenza della Madonna delle galline) ritenuto nell’immaginario collettivo troppo “elevato” per poter essere compreso da tutti. Questo lo ha penalizzato nella diffusione della sua produzione e lo ha racchiuso in una nicchia dottrinaria. Pur essendo andato il più possibile verso il popolo, forse questa sua vicinanza non è stata ancora del tutto colta nella giusta misura.

Fu invece uno straordinario mediatore di cultura per le popolazioni, trattando di contenuti altissimi in stile semplice, chiaro e brillante; si dedicò in modo particolare ai ceti più umili, compì innumerevoli missioni in campagne e nei paesi rurali e si prodigò per un intenso apostolato nei quartieri disagiati per offrire ai più bisognosi pari opportunità di libertà e dignità, per istruirli, educarli e recuperarli.

Basti pensare alle Cappelle Serotine, frequentate assiduamente da artigiani e “lazzari” che si radunavano la sera dopo il lavoro per due ore di preghiera e di catechismo. Nelle Cappelle, per meglio farsi comprendere, il Santo utilizzava il dialetto napoletano. La scelta “preferenziale” per i poveri non significa trascurare la parte più abbiente della popolazione, dal momento che “ultimo” è chiunque si trova in pericolo di perdersi o per povertà materiale o per povertà spirituale e intellettuale.

La visione alfonsiana si addice ancora oggi alle esigenze di una umanità sempre più immersa nel sociale e sempre più a rischio di perdere nella dimensione “economicista” i suoi parametri etici e spirituali. Pochi come lui questo lo hanno non solo vissuto, ma anche espresso per gli altri, una grande versatilità interiore, utilizzando tutte queste capacità per arrivare alla gente, per arrivare poi dove in altri modi, sarebbe stato impossibile arrivare.

Pasquale De Virgilio

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