L’intuizione e il coraggio di due uomini che hanno cambiato il destino della Franciacorta, visita nella storica cantina Berlucchi, regno delle bollicine
di Nello Ferrigno
“Portate con voi un maglioncino”. Resto sorpreso da queste parole. Dall’altra parte del telefono c’è una cortese signora che ha risposto alla mia richiesta, “sono in zona per un paio di giorni e vorrei visitare la vostra cantina, è possibile?”. Speravo in un sì, so che bisognava prenotare con un certo anticipo ma i miei tempi da vacanziero sul Lago d’Iseo erano stretti. “Signor Ferrigno – mi dice la mia interlocutrice – purtroppo abbiamo tutte le visite prenotate ma forse riesco ad inserirla in quella di domani alle 16”. “Perfetto”, rispondo e le detto le mie generalità. “Mi raccomando – replica – non dimentichi il maglioncino, nel caso possiamo darle noi qualcosa. A domani. L’aspettiamo”.

È iniziata così la mia avventura da Berlucchi in Franciacorta, provincia di Brescia. Quel “maglioncino” mi intrigava considerato il caldo di questa estate. Ero ospite in un albergo di Boltiere, Villa Zoia, in provincia di Bergamo a pochi minuti da Leolandia. Il parco divertimenti aveva strizzato l’occhio alla più piccola della brigata.
Villa Zoia, gioiellino dell’ospitalità, era la destinazione giusta per una giornata da trascorrere tra Pj Masks, Masha e Orso per poi raggiungere il lago e Bergamo alta. La mia brigata sapeva, però, che il giorno dopo sarei andato per cantine in Franciacorta. Loro (la brigata), hanno optato per lo shopping a Milano.

Arrivo in Franciacorta nella tarda mattinata. Giro senza meta per Capriolo, Erbusco, Rovato, Adro. Scopro che non è facile trovare un posto dove pranzare. Mi arrangio in un’osteria di Zocco. Arrivo a Cortefranca verso le 15. All’ombra di una grande albero vicino la chiesa di San Vitale, scrivo un pezzo per Il Mattino. Me lo ha chiesto Carla che, quando viene a sapere cosa avrei fatto da lì a poco, mi confessa che preferirebbe essere al mio posto piuttosto che al desk della redazione.
Maglioncino sulle spalle entro nell’ampia sala della storica dimora dedicata all’accoglienza degli ospiti. Su un grande monitor scorre la storia di Guido Berlucchi e Franco Ziliani, proseguita poi da Cristina, Arturo e Paolo, fatta di intuizione e coraggio, che “ha cambiato il destino di un’intera regione, facendone una delle zone più pregiate per gli spumanti metodo classico nel mondo”.

Pochi minuti e arriva Chiara. Sarà lei la guida. Scendiamo nelle viscere di Palazzo Lana. Prima tappa, poi la seconda nella cantina storica. Cerco di resistere ai 13 gradi della città sotterranea dell’eccellenza vinicola. Alla terza tappa, dopo aver visto in una teca la prima preziosa bottiglia del 1961, decido che è il momento di coprirmi. Continua la visita, poi si torna in superficie. Entro in una grande e luminosa sala che affaccia sul cortile dell’azienda. Alle pareti foto in bianco e nero con i divi del cinema. Sul tavolo tre calici, grissini artigianali, scaglie di formaggio. Inizia la degustazione “I Preziosi”. Assaggio Berlucchi ’61 Franciacorta Saten, Cuvée Imperiale dosaggio zero, Berlucchi ’61 Franciacorta Nature 2015. Tutto ottimo. L’eccellenza c’è e si vede, anzi si gusta.
Poi i saluti. D’obbligo il passaggio nel negozio per rimpinguare la cantina di casa senza dimenticare il regalo a qualche amico. Rientro a Villa Zoia, quasi contemporaneamente la brigata rientra dallo shopping milanese. La sera a cena, ovviamente, sul tavolo c’è il Franciacorta di Berlucchi.

