Al convento di Sant’Andrea di Nocera Inferiore, il Candlelight Concert incanta il pubblico, un viaggio senza confini tra poesia e musica
di Nello Ferrigno
C’è un momento, in certi eventi, in cui il tempo sembra fermarsi. In cui le note smettono di essere suono e diventano emozione pura, in cui le parole si fanno immagine e la luce delle candele trasforma ogni cosa in qualcosa di sacro e irripetibile. È esattamente ciò che è accaduto ieri sera nella chiesa del convento di Sant’Andrea, sulla collina che domina Nocera Inferiore, altura identitaria di una città che custodisce, tra queste mura antiche, fede, storia e cultura.
Il Candlelight Concert – Musica senza confini ha mantenuto fino in fondo la promessa del suo titolo. Centinaia di candele hanno trasformato l’altare in un palcoscenico d’eccezione, avvolgendo il pubblico in un’atmosfera unica.
Il programma della serata era già, sulla carta, un’avventura straordinaria. Ma viverlo dal vivo è stata tutt’altra cosa. Dal minimalismo evocativo di Ryuichi Sakamoto alle passioni travolgenti della Carmen di Bizet; dalle malinconie sensuali del tango di Astor Piazzolla alla dolcezza senza tempo di Gino Paoli. E poi ancora: la poesia popolare di Claudio Baglioni, la grandezza cinematografica di Ennio Morricone, la vitalità umana di Lucio Dalla, la profondità partenopea di Eduardo De Crescenzo.
La voce narrante ha intrecciato a tutto questo le parole di Eduardo De Filippo, con la sua poesia «A vita», fatta di saggezza umana e teatrale; Talil Sorek, con i versi che parlano di pace, una tredicenne che ha composto «I colori della Pace», commovente nella sua giovane determinazione; ancora «Lode alla Pace» con Pablo Neruda e il «Cantico delle Creature» di san Francesco d’Assisi, in perfetta armonia spirituale con i luoghi che ospitavano l’evento.
Un mix perfetto, come raramente capita di vedere. Un filo invisibile e sapiente ha cucito insieme mondi apparentemente lontani — la tradizione colta e quella popolare, l’Oriente e l’Occidente, il sacro e il profano, la canzone d’autore e la grande musica classica — senza che mai si avvertisse una caduta di tensione, un momento di distrazione.
I due protagonisti: artisti a tutto tondo

Al centro di tutto, due artisti di straordinaria bravura e sensibilità. Al pianoforte, Antonio Luca Bove, commercialista di professione, ma musicista nell’anima. C’è qualcosa di significativo — e per nulla casuale — nel fatto che un uomo abituato a governare i numeri di un’azienda trovi nella musica la sua dimensione più vera. Del resto, la musica è profondamente radicata nella matematica: proporzioni numeriche definiscono intervalli, ritmi e armonie. Bove sembra conoscere perfettamente questo segreto, e al pianoforte lo racconta con una padronanza tecnica che non sacrifica mai l’emozione.
Al suo fianco, Teresa Staiano, dirigente scolastica, ma anche attrice, regista, musicista, compositrice e scrittrice. Un universo creativo che deflagra sul palco con naturalezza disarmante. La sua presenza scenica, la capacità di attraversare repertori e registri così diversi con eguale intensità, ha dato alla serata quella dimensione teatrale, narrativa e coinvolgente che l’ha resa qualcosa di più di un semplice concerto. Entrambi portano con sé quella sensibilità tipica degli artisti veri: quella che non si esibisce, ma si condivide.
L’idea, il luogo, il futuro
Dietro la serata c’è l’Associazione Sant’Andrea Laudato Sii, che — come ha ricordato Maria Pia Attianese — «da anni, da quando i frati sono andati via, si prende cura del convento, luogo di fede, storia e cultura». Un impegno silenzioso e costante, che si concretizza non solo in eventi come questo, ma anche nella Sagra francescana e nelle visite guidate all’intero complesso conventuale, per citarne alcuni.
Il riscontro del pubblico è stato immediato e travolgente: il Candlelight Concerto è andato sold out in poche ore, tanto da spingere l’associazione ad annunciare che l’evento sarà replicato nelle prossime settimane. Il ricavato, così come tutti gli altri appuntamenti, contribuirà a tenere viva la missione dell’associazione, custode di un luogo che dalla collina continua a guardare e proteggere la sua città. Quella collina, quella chiesa, quel convento. E quella musica, che non conosce davvero confini.


