Una pittoresca processione per ricordare l’India per le strade di Nocera, la festa animata dai tanti indiani che si sono integrati
di Nello Ferrigno
Una processione ricca di colori e di musica questa mattina si è snodata per le strade di Nocera Inferiore. A riparare i fedeli dalla pioggia c’erano ombrelli gialli e bianchi. I protagonisti erano i tanti indiani che vivono da tempo in città ma anche tanti altri loro connazionali che si sono ben integrati nel territorio del salernitano e del napoletano.
Oggi, infatti, si celebra Annakutty Muttathupadathu, da religiosa scelse il nome di Alfonsa dell’Immacolata Concezione. E’ stata beatificata nel 1986, e proclamata santa da Benedetto XVI nel 2008. Nacque a Kudamaloor, nella regione di Arpookara e in diocesi di Changanacherry, nello Stato indiano del Kerala, il 19 agosto 1910. Ed è proprio dal Kerala che provengono i tanti indiani che si sono stabilizzati qui da noi.

Rimasta orfana in tenera età, fu educata da una zia materna e dalla nonna. Ben presto si sentì attratta dalla vita religiosa per cui a 17 anni, nel 1927, entrò come postulante nel monastero delle Suore Francescane Clarisse a Bharananganam, una congregazione religiosa nata proprio in India, sul finire del 1800, per il servizio ai più abbandonati.
Morì a soli 36 anni dopo una lunga e dolorosa malattia. Nella sua sofferenza diceva: «Io sento che il Signore mi ha destinata ad essere un’oblazione, un sacrificio di sofferenza… Il giorno in cui non ho sofferto è un giorno perduto per me». La sua fama di santità si propagò in modo impressionante dopo la sua morte.
La sua tomba cominciò subito ad essere affollata di pellegrini di tutte le religioni presenti in India: cristiani, induisti e musulmani. Tutto partì quando, a pochi mesi dalla morte della suora, un coppia portò il loro figlio undicenne alla tomba. Il bambino era nato con una deformazione congenita ai piedi e doveva camminare appoggiandone a terra il dorso. La notte successiva al pellegrinaggio quei piedi tornarono normali, e le perizie mediche confermarono. Da quel momento si dovette disciplinare l’affluenza al sepolcro di suor Alfonsa.

