Umberto Speranza ricorda vent’anni di fiducia con Peppino di Capri: dai tendaggi della villa a Capri a un legame speciale
Per vent’anni, ogni volta che nella villa di Peppino di Capri c’era un tendaggio da sistemare, la chiamata partiva per Nocera Inferiore. Dall’altra parte del telefono rispondeva sempre lui, Umberto Speranza, tappezziere di lunga esperienza diventato negli anni un vero uomo di fiducia della famiglia dell’artista, scomparso l’11 luglio scorso nella sua villa di Capri, all’età di 86 anni.
Un legame nato per caso circa vent’anni fa e cresciuto lavoro dopo lavoro, fino a trasformarsi in qualcosa di più di un semplice rapporto professionale.
Un problema ai tendaggi, l’inizio di un legame
Tutto nacque per caso. Nella villa del cantante, tra gli interni e la zona esterna attigua alla piscina, si erano presentati alcuni problemi ai tendaggi. A occuparsi della manutenzione della casa era Remigio Cacace, di Vico Equense, che per risolvere la questione decise di chiamare proprio Speranza.
Speranza trovò la soluzione giusta e il lavoro non passò inosservato: fu proprio la moglie dell’artista, Giuliana Gagliardi, a complimentarsi per la precisione e la qualità dell’intervento. Da quel momento, ogni volta che in casa di Peppino di Capri c’era da mettere mano ai tendaggi, la chiamata era sempre la stessa: Umberto.
Un rapporto durato vent’anni

Da quel primo intervento è nato un legame di fiducia che si è protratto per due decenni, fino all’ultima chiamata, lo scorso anno, cui si riferisce la foto che ritrae Speranza accanto al cantante sulla terrazza della villa, con Marina Grande di Capri sullo sfondo.
Non un semplice rapporto di lavoro, quindi, ma qualcosa che negli anni si è trasformato in una vera amicizia, fatta di rispetto reciproco e di piccoli momenti di quotidianità condivisa, lontani dai riflettori, come un caffè bevuto insieme.
Il ricordo di Umberto Speranza
A parlarne oggi, a pochi giorni dalla scomparsa dell’artista, è lo stesso Umberto Speranza, che di Peppino di Capri preferisce parlare chiamandolo semplicemente «il maestro»: «Il maestro era una bella persona, semplice, gentile, ospitale. Non faceva pesare per nulla la sua notorietà. Mi ha mostrato le sue foto più belle con artisti di fama mondiale. Sono stato fortunato e onorato di averlo servito per tanti anni. Buon viaggio, maestro.»
Parole semplici, che raccontano bene il tipo di rapporto costruito negli anni: quello tra un grande artista che non ha mai fatto pesare la propria fama e un professionista che, chiamato per un lavoro, è rimasto legato a quella casa e a quella famiglia per vent’anni, fino all’ultimo saluto.


