Il report firmato dal ricercatore del Cnr, Rocco De Prisco rilancia l’allarme sull’inquinamento del Sarno e i rischi per salute e ambiente
Il bacino del fiume Sarno continua a rappresentare una delle emergenze ambientali più complesse del Paese. A rilanciare l’allarme è il professor Rocco De Prisco, ricercatore associato dell’Istituto di Chimica Biomolecolare del Cnr, autore del report scientifico 2026 dal titolo “Azioni integrate per la qualità della vita nell’area del fiume Sarno: bonifiche, sanità e sicurezza alimentare”.
Il documento traccia un quadro critico della situazione ambientale e sanitaria dell’area, già classificata da anni come “Area a Rischio Ambientale”, evidenziando la presenza di pressioni inquinanti storiche e attuali, unite a sistemi di monitoraggio ritenuti ancora insufficienti.
Salute pubblica, falde contaminate e rischi sanitari
Secondo De Prisco, il problema non riguarda soltanto la qualità delle acque del Sarno, ma investe direttamente la salute pubblica, la sicurezza alimentare, la tutela delle falde sotterranee e le prospettive economiche del territorio. Nel report si sottolinea infatti la necessità di superare l’attuale frammentazione istituzionale attraverso una governance integrata tra enti sanitari, ambientali e amministrazioni locali.
Tra i dati richiamati nello studio emerge l’inserimento dell’area del Sarno tra i 25 siti più inquinati d’Italia. Il report richiama inoltre la presenza di metalli pesanti, criticità legate all’inquinamento da radon ed elettromagnetico, oltre a uno stato chimico delle acque sotterranee definito “scarso presunto”.
Particolare attenzione viene dedicata anche al fenomeno dei pozzi abusivi. Secondo le stime riportate nel documento, nell’area potrebbero esserne presenti circa 10mila, con il rischio di propagazione della contaminazione alle falde nel raggio di diversi chilometri. Un tema che, insieme alla possibile presenza di rifiuti tossici interrati, continua ad alimentare forti preoccupazioni tra cittadini e associazioni.
Nel report vengono inoltre citati dati epidemiologici e sanitari che, secondo l’autore, rendono necessario un rafforzamento dei sistemi di sorveglianza sanitaria e ambientale. Tra le criticità segnalate compare anche la mancata piena operatività del Registro Tumori, considerato uno strumento essenziale per monitorare l’incidenza delle patologie correlate all’inquinamento.
Le proposte: bonifiche, governance e sviluppo sostenibile
Il cuore della proposta avanzata da De Prisco è l’introduzione di un modello di “economia sanitaria circolare”, definito come una strategia capace di coniugare risanamento ambientale, tutela della salute e sviluppo economico sostenibile. In questa visione, salute pubblica e qualità degli ecosistemi diventano fattori strategici di crescita territoriale.

Il report individua alcune priorità operative: il rafforzamento della governance interistituzionale, la costruzione di un sistema informativo trasparente basato su dati scientifici aggiornati, il sostegno alla ricerca e alle filiere economiche innovative legate alle bonifiche e al monitoraggio ambientale.
De Prisco richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di accelerare gli interventi di bonifica e di rafforzare i controlli ambientali, anche attraverso il coinvolgimento delle comunità locali. L’obiettivo indicato nel documento è trasformare il risanamento del bacino del Sarno in un processo strutturale di rigenerazione territoriale, capace di produrre effetti duraturi sul piano sanitario, sociale ed economico.
Il report riaccende dunque il dibattito su un territorio che da decenni convive con emergenze ambientali e richieste di interventi concreti. Una situazione che, secondo il ricercatore del Cnr, non può più essere affrontata con misure frammentarie ma richiede una strategia coordinata, stabile e sostenuta nel tempo.


