Ottant’anni dopo il referendum del 2 giugno 1946, ecco come votarono Nocera, Pagani, Angri e gli altri comuni dell’Agro
di Nello Ferrigno
Ottant’anni dopo il referendum del 2 giugno 1946, i numeri restituiscono ancora una fotografia precisa dell’Agro nocerino-sarnese: una terra profondamente monarchica, dove la maggioranza dei cittadini scelse di restare fedele ai Savoia mentre l’Italia si preparava a diventare una repubblica.

A Nocera Inferiore il risultato del referendum fu netto ma non schiacciante come in altri comuni vicini. Su 18.319 elettori, il 69,15% votò per la monarchia, mentre il 30,85% scelse la repubblica. Una percentuale, quest’ultima, comunque significativa per l’epoca e superiore rispetto ad altre realtà della zona.
Anche Nocera Superiore si schierò apertamente dalla parte della corona. I votanti furono 6.206: il 71,43% sostenne la monarchia, mentre il 28,57% votò per la repubblica. Numeri che confermano come, nell’intero comprensorio dell’Agro, il legame con la casa reale fosse ancora molto forte all’indomani della Seconda guerra mondiale.
A Pagani il risultato assunse i contorni di un vero plebiscito. Su 11.999 elettori, appena il 10,87% si schierò per la repubblica, mentre l’89,13% votò per mantenere il re sul trono. Percentuali quasi identiche anche ad Angri, dove i votanti furono 12.050: la monarchia ottenne l’88,08%, contro l’11,92% della repubblica. Più articolato il voto di Sarno. Dei 12.623 cittadini che si recarono alle urne, il 67,07% sostenne la monarchia, mentre il 32,92% votò per la repubblica, una delle percentuali più alte dell’Agro a favore del nuovo assetto istituzionale.
A Cava de’ Tirreni, invece, la monarchia raccolse il 68,34% dei consensi contro il 31,66% della repubblica. Gli aventi diritto al voto furono 19.108. Ancora più equilibrata la situazione a Scafati, che rappresentò quasi un’eccezione nel panorama del comprensorio: su 10.033 elettori, il 59,79% votò per la monarchia e il 40,21% per la repubblica.
Il quadro dell’Agro nocerino-sarnese si inseriva perfettamente nella tendenza dell’intera Campania. La regione fu una delle roccaforti monarchiche del Paese. Tre province campane entrarono infatti nella top five italiana dei territori più fedeli ai Savoia: Caserta con l’83,12%, Napoli con il 77,67% e Salerno con il 75,17%. Le altre due province presenti nella classifica nazionale furono Lecce e Messina.
Anche il capoluogo salernitano votò in maniera compatta per la monarchia. A Salerno città si recarono alle urne 50.095 elettori: il 76,98% si schierò a favore del re, mentre soltanto il 23,02% sostenne la repubblica.
Le eccezioni
Eppure, nella Campania schierata quasi totalmente con la corona, non mancarono le eccezioni. La più clamorosa tra i piccoli comuni fu Pisciotta, nel Cilento, dove l’88,22% degli elettori votò per la repubblica. Tra i comuni sopra i cinquemila abitanti, invece, Torre Annunziata e Morcone furono le poche realtà campane a schierarsi apertamente contro casa Savoia.
Ottant’anni dopo, quei numeri raccontano ancora un pezzo della storia del Mezzogiorno. Se nel Nord Italia la repubblica veniva percepita come il simbolo della rinascita democratica dopo il fascismo, in molte aree del Sud la monarchia continuava a rappresentare stabilità, continuità e un riferimento istituzionale ancora radicato nella società dell’epoca.


