La Casa di Cura Angrisani presenta un esposto all’Ivass: dopo un furto d’auto, provare la sottrazione è quasi impossibile per gli assicurati
Quale prova deve fornire un assicurato per ottenere l’indennizzo quando gli rubano l’auto? È la domanda al centro dell’esposto che la Casa di Cura Angrisani di Nocera Inferiore ha presentato oggi all’Ivass, l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni. La struttura chiede di fare luce sulla condotta di Axa Assicurazioni nella gestione di un sinistro per furto di un’autovettura assicurata. La vicenda è iniziata nel 2016.
Il furto e il rifiuto dell’indennizzo
Il veicolo della Casa di Cura era dotato di antifurto satellitare. Dopo il furto, spiega la struttura, furono presentate subito la denuncia e la richiesta di indennizzo. Vennero inoltre consegnate tutte le chiavi e prodotte le risultanze del sistema satellitare.
La Compagnia ha però negato l’indennizzo, sostenendo che il furto fosse simulato e che l’auto fosse stata venduta in Marocco prima della denuncia. Ne è seguito un procedimento penale a carico dell’allora amministratore della Casa di Cura.
L’archiviazione penale
Secondo la Casa di Cura, quella ricostruzione è stata smentita dall’Autorità giudiziaria penale. Con ordinanza del 4 aprile 2023, il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto l’archiviazione definitiva. Il provvedimento ha escluso la falsa denuncia e affermato l’estraneità dell’indagato rispetto alle sorti dell’autovettura.
Nonostante l’archiviazione, afferma la struttura, Axa ha continuato a negare l’indennizzo e ha sostenuto la tesi della simulazione anche nel giudizio civile.
Il giudizio civile e l’appello
Il Tribunale di Nocera Inferiore, in primo grado, ha rigettato la richiesta di indennizzo. Ha accolto le contestazioni relative alla mancanza di una prova testimoniale diretta della materiale sottrazione del veicolo. La Casa di Cura ha depositato oggi appello contro la decisione.
È proprio questo passaggio, secondo la struttura, a trasformare una controversia privata in una questione di interesse generale. “Quante persone assistono direttamente al furto della propria automobile?”, si chiede la Casa di Cura. Di norma il proprietario parcheggia, si allontana e, al ritorno, scopre che il mezzo non c’è più. Pretendere un testimone oculare della sottrazione rischia quindi di rendere la prova del furto praticamente impossibile.
Nel caso in questione, ricorda la struttura, esistevano:
- la denuncia immediata;
- la consegna di tutte le chiavi alla Compagnia;
- i dati dell’antifurto satellitare;
- testimonianze sulla presenza dell’auto in Italia nei giorni precedenti;
- un procedimento penale definitivamente archiviato, che aveva escluso la simulazione del furto.
Cosa chiede la Casa di Cura all’Ivass
L’esposto non chiede all’Autorità di sostituirsi ai giudici. La richiesta è un’altra: “Verificare il comportamento della Compagnia e, soprattutto, se modalità analoghe di gestione dei sinistri possano costituire una prassi suscettibile di compromettere la tutela degli assicurati”.
Il ragionamento della struttura parte da un dato semplice. Ogni cittadino paga un premio per assicurarsi contro un rischio. Se, quando quel rischio si verifica, gli viene richiesta una prova quasi impossibile da fornire per la natura stessa del furto, ci si deve domandare quale tutela concreta resti all’assicurato. “È questa la domanda che abbiamo posto all’Ivass”, conclude la Casa di Cura. “Ed è una domanda alla quale riteniamo abbiano diritto a una risposta tutti i cittadini.”

