Continua il nostro viaggio nella crisi provocata dalla pandemia, alberghi vuoti tra confusione normativa e rimpallo di competenze
Il turismo è uno dei motori fondamentali dell’economia italiana e la crisi provocata dalla pandemia ha determinato il crollo dell’industria alberghiera che ha già registrato perdite notevoli. Appare evidente come l’industria turistico – alberghiera, ormai completamente ferma da oltre due mesi, sia un settore di cruciale importanza anche in qualità di traino per quelli collaterali, dall’alimentare fino ai servizi.
Il costo della pandemia è già troppo alto e tale comparto, come riferiscono alcuni addetti ai lavori interpellati dalla nostra redazione, si appresta ad affrontare una delle sfide più complesse della sua storia.

Anna Citarella, direttrice dell’hotel “Due Torri” a Maiori, nonché responsabile del “San Severino Park Hotel & the Spa” di Mercato San Severino, non nasconde la sua amara visione rispetto agli ultimi accadimenti. “Stiamo vivendo – spiega la manager – delle difficoltà sotto diversi aspetti. Abbiamo un vuoto normativo, un’assenza di direttive in materia di sicurezza alberghiera.
Si prevedono parecchie cancellazioni, considerando che molti contratti sono già saltati per l’anno in corso. Chi conosce le condizioni di esercizio dell’attività alberghiera, si rende perfettamente conto di quanto costi, oggi, gestire un albergo o un ristorante, tra costi fissi e imposizione fiscale che rendono quasi impossibile rimanere sul mercato già in condizioni di normalità, figuriamoci se in assenza di programmazione. La crisi del Coronavirus, con la cancellazione del turismo straniero, la sostanziale incertezza sugli spostamenti degli italiani e la fantozziana vicenda delle linee guida, rimpallate tra Governo ed Inail, rischiano di dare il colpo di grazia ad un settore strategico”. “Ritengo – sottolinea Citarella – che il sistema istituzionale e politico si debba porre il problema di valutare quale sia la portata sociale della rete della ricezione nella nostra regione”.

Sempre restando in Costiera Amalfitana, a Maiori, c’è “Il Faro di Capo d’Orso” con il relais “Tenuta Solomita“, struttura che offre ai clienti una vista panoramica straordinaria. Pio Ferrara, gestore e proprietario insieme al fratello Pierfranco, sottolinea gli effetti paradossali del distanziamento sociale. “Viviamo una situazione davvero incredibile per la nostra cultura tutta incentrata sui rapporti umani, sugli affetti e, perché no, anche sul calore di un abbraccio – dice Ferrara – stiamo vivendo un film di cui nessuno conosce la sceneggiatura”.
“E’ indiscutibile – continua Ferrara – che la pandemia ha trovato tutti impreparati, nessuno poteva aspettarsi una simile catastrofe il cui proseguo è ancora sconosciuto. Una delle conseguenze più gravi è stata la perdita di tutta la parte riguardante la banchettistica, dai matrimoni alle prima comunioni a tutte le celebrazioni di eventi familiari che per molte strutture, come la nostra, rappresentano una parte predominante del business. Noi stiamo cercando di essere vicini ai nostri sposi guidandoli nella scelta delle date a loro più confacenti anche tenendo presenti le esigenze delle varie comunità parrocchiali, immaginando come potrà essere l’evento in futuro. Pensiamo positivo, dovremo impegnarci nel ricostruire e credo rimodulare anche le nostre abitudini”.

Dalla Costiera al Cilento. “La nostra situazione è catastrofica”, spiega Luigi Acanfora, imprenditore proveniente da una storica famiglia di albergatori che hanno nel loro carnet gli hotel Cerere e Mec a Paestum oltre ad altre attività ricettive. “Per quanto riguarda il lavoro del wedding – dice Acanfora – abbiamo assistito a disdette per gli eventi fissati ad aprile, maggio e giugno. I clienti stanno procedendo con gli spostamenti a date più tranquille che siano da metà luglio in poi. Molte sono le prenotazioni spostate in autunno, in tanti scelgono di spostare la data al 2021.
“Il riavvio della stagione turistica sarà basato principalmente su promozioni. Speriamo di riaprire già a fine maggio, ma credo che almeno in un primo momento riceveremo soltanto visite di coloro che vorranno scegliere la nostra struttura per eventi futuri. Non abbiamo ancora un quadro chiaro su come agire, ma auspichiamo che Regione e Governo mettano in condizione l’intera categoria di poter lavorare in condizioni ordinarie e anche straordinarie nel caso si dovessero riscontare nuovi contagi. Dobbiamo essere assolutamente preparati e attrezzati, senza dimenticare quanto sia fondamentale l’apporto che diamo ad uno sviluppo del Mezzogiorno, principale mercato di sbocco”.
Anche per questo settore, insomma, bisognerà ricostruire un’identità, un modo di sopravvivere e restare in campo, ma ci sarà ancora tanto da lavorare. Testa bassa e pedalare, verrebbe da dire.




