Il poeta Alfonso Gatto e il suo rapporto con l’estate, più che una stagione dell’anno è uno stato d’animo. Quando tutti possono scoprirsi uomini sognanti
Estate: una delle stagioni più attese dell’anno. Riflettendoci bene non è solo una stagione ma talvolta è uno stato d’animo presso il quale si sta bene con noi stessi e con gli altri.
È quasi uno stadio in cui l’anima si distende, si rilassa, abbandona le tensioni che oggi caratterizzano sempre più la nostra vita. In estate si ritrova la pace, soprattutto quella interiore e anche quella del corpo. Si sta in silenzio, non si sente, si ascolta, si coglie la bellezza dei dettagli, la bellezza della natura, del mondo che ci circonda.

Ci si riscopre uomini sognanti, desiderosi di assaporare la vita con lentezza e con profondità, momenti in cui la fretta non è un problema, dove pare che tutto possa attendere. Nelle poesie è possibile notare come attraverso la scrittura si possa evadere e si possano inventare mondi nuovi, mondi migliori. Da Sandro Penna a Fernanda Pivano, passando per Alfonso Gatto fino a Pablo Neruda, ognuno attribuisce all’estate un ruolo, una connotazione, un colore diverso, mettendone in risalto gli aspetti più vari. C’è chi la descrive con leggerezza, chi con malinconia, chi con romanticismo, chi con nostalgia.
L’estate sui campi
È ad esempio il caso della poesia di Alfonso Gatto dal titolo “L’estate sui campi” in cui l’autore esalta e loda la natura che ha ritrovato vigore. Il poeta fa un’attenta descrizione ed analisi sensoriale dell’estate. Il sole che splende in alto mette in risalto il volo dei passeri ed il loro desiderio di placare la sete. Il grano ondeggia e si indora grazie al sole che riflette sulle spighe. Le farfalle spiegano le ali in cielo, tutto intorno vi è un religioso silenzio, che viene spezzato solamente alla sera con il grazioso canto dei grilli, che nelle sere estive spesso si fanno sentire.

Anima di profonda e peculiare sensibilità, quella di Alfonso Gatto, di un acuto e penetrante osservatore della realtà circostante e delle sue infinite sfumature. Il poeta nacque nel 1909 a Salerno, in una famiglia di marinai e piccoli armatori. Nonostante le grandi capacità letterarie non si laureò mai a causa di difficoltà economiche; lavorò come commesso, istitutore nel collegio, correttore di bozze fino a diventare giornalista, attività che svolse poi per tutta la vita.
Campo di Marte
Antifascista convinto, viene arrestato e passa alcuni mesi nel carcere di San Vittore a Milano. A distanza di alcuni anni fonda a Firenze con lo scrittore Vasco Pratolini la rivista Campo di Marte che diventa la voce del più avanzato ermetismo; intanto lavora per diverse testate giornalistiche quando riceve la nomina ad ordinario di Letteratura italiana per “chiara fama” presso il Liceo Artistico di Bologna. Ben presto la lotta di liberazione lo anima ed insieme alla sua persona ne sarà pervasa la poesia.
Alla fine della guerra Gatto è direttore di “Settimana” e co-direttore di “Milano Sera” ed inviato speciale de L’Unità, dove avrà un ruolo di spicco soprattutto per le sue idee e scritti comunisti. Morì nel 1976 ad Orbetello ed oggi riposa nel cimitero di Salerno; sulla sua lapide compare la frase dell’amico Eugenio Montale “Ad Alfonso Gatto per cui vita e poesia furono un’unica testimonianza d’amore”.

