«Partigiani della Costituzione»: non solo uno slogan, ma un segnale. I giovani in piazza il 25 aprile, una speranza per il futuro
di Nello Ferrigno
C’è un dettaglio, nelle fotografie scattate da Mario Santini durante la Festa della Liberazione del 25 aprile a Nocera Inferiore, che vale più di mille discorsi: i giovani ci sono. E non come comparse, ma come protagonisti consapevoli.
«Partigiani della Costituzione»
Uno striscione sorretto quasi con orgoglio da un gruppo di ragazze, con la scritta “Partigiani della Costituzione”, racconta qualcosa che i sondaggi sull’apatia giovanile faticano a restituire: qualcosa sta cambiando. I giovani si rimettono in gioco. Vogliono esserci, vogliono formare la futura classe dirigente del Paese. Tra l’altro, lo avevano manifestato in occasione del recente referendum sulla giustizia.

Da anni l’Italia – nelle grandi città come nei piccoli paesi – paga lo scotto di una classe dirigente in parte impreparata, non formata, che si è trovata a decidere le sorti degli italiani quasi per caso. Pochi per vera vocazione, molti altri – probabilmente la maggioranza – per convenienza e interessi personali.
Ma oggi, forse, non è più così. I giovani sembrano aver compreso la lezione: meglio non delegare a speculatori e affaristi il proprio destino. Meglio contribuire direttamente, in prima persona, al futuro collettivo.
Sia chiaro: se per anni i ragazzi hanno voltato le spalle alla politica, la responsabilità non è stata la loro. È di chi ha tolto loro sogni e speranze, di chi ha reso la partecipazione civica uno spazio inospitale, grigio, dominato da logiche di potere lontanissime dai bisogni reali delle persone.
Quello striscione del 25 aprile, dunque, è un augurio che diventa speranza concreta: basta con lo slogan che i giovani, quando si parla di politica, si girano dall’altra parte. Se lo hanno fatto, era perché qualcuno li aveva esclusi. Ora che tornano, è il momento di farsi da parte e lasciarli costruire. Un futuro migliore li aspetta – e aspetta tutti noi.

