Un altro dramma, l’ennesimo di ammalati che hanno bisogno delle terapie. E’ la storia di Nadia e del piccolo Christian
La vicenda delle terapie di riabilitazione negate è sempre attuale e di episodi, purtroppo, se ne perde il conto. Oltre all’emergenza legata al Covid 19, che sta mettendo a dura prova il sistema sanitario, sono tanti i pazienti che si vedono negare la dovuta assistenza. Malati con patologie croniche o addirittura rare che necessitano delle dovute attività riabilitative. Quei pazienti invisibili che chiedono di essere curati e, invece, vedono negarsi un diritto, quello alla salute.

Dopo le diverse storie trattate nei mesi scorsi, oggi vogliamo raccontarvi quella di una mamma, Nadia Trotta, che sta lottando con tutte le sue forze per vedersi riconoscere le cure di cui ha bisogno il piccolo Christian. La giovane mamma guerriera è da diversi mesi che lotta contro l’Asl Salerno per ottenere l’assistenza sanitaria domiciliare che possa garantire al figlio le dovute cure. La famiglia vive a Serre, una frazione di Persano, area sud della provincia di Salerno.
Il piccolo è affetto da Sma, Atrofia muscolare spinale. Si è visto più che dimezzato le ore di cura che l’Asl aveva autorizzato. Troppe poche le ore di terapia, per la donna non sono sufficienti a garantire al figlio le cure necessarie, si è passati da 65 a 20, 40 ore in meno, una cifra enorme rispetto alla gravità della malattia. Esasperata, dopo mesi di silenzio da parte dell’Asl, ha deciso di recarsi personalmente negli uffici sanitari accompagnata dal marito Pasquale Quagliano. Ha chiesto giustizia e rispetto dei diritti del figlioletto.
Per poter parlare con qualche impiegato i genitori del piccolo Christian hanno dovuto chiamare i carabinieri. Ma il colloquio, al momento, ha lasciato tanta amarezza. “Non abbiamo ricevuto nessuna risposta certa, soltanto tante promesse – ha raccontato la mamma del bambino – parlano di carenza di personale, di graduatoria e altre cose burocratiche. A noi queste promesse non servono. Noi vogliamo il bene di Christian, vogliamo che venga curato”.

