Dal Vaticano è arrivata l’ufficialità. In piazza San Pietro sarà allestito il presepe “alfonsiano” dell’Agro nocerino
E’ arrivata nel giorno che precede la solennità di San Francesco d’Assisi, colui che realizzò nella notte di Natale del 1223 per la prima volta la raffigurazione della Sacra Famiglia. La Santa Sede questa mattina ha ufficializzato, attraverso il bollettino firmato dal Governatore dello Stato di Città del Vaticano, quanto era di solo ufficioso fino a pochi mesi fa. Sarà la diocesi Nocera Inferiore Sarno e l’Agro nocerino sarnese ad allestire il Presepe in piazza San Pietro per il Natale 2025.
Al momento c’è ancora della riservatezza sulle dimensioni del dono che verrà portato a Papa Leone XIV. “Il tema – si legge nel bolletino della sala stampa vaticana – sarà il Mistero dell’Incarnazione, una rappresentazione che riprende elementi tipici della zona nocerina. In particolare, il Battistero Paleocristiano di Nocera Superiore, insieme con la fontana Helvius situata in Sant’Egidio del Monte Albino e una tipica casa dei cortili dell’Agro nocerino”. Nella rappresentazione della Natività saranno presenti anche Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e i Servi di Dio Don Enrico Smaldone e Alfonso Russo. I Re magi che adorano il Bambino in dono porteranno le ricchezze del territorio diocesano (verdura, carciofi, noci, cipollotto nocerino, pomodoro San Marzano, corbarino).
“Venite al Presepe con gioia, al Presepe venite festanti”.
“Allestire il Presepe in Piazza San Pietro, cuore del mondo, è una sfida – ha dichiarato il vescovo Giuseppe Giudice – un impegno e un sano orgoglio per la nostra Diocesi e per la nostra terra, momento unico e singolare. Il mio invito a tutto l’Agro al presepe vuol essere corale per la partecipazione a questo appuntamento, mai sognato, e solenne; tutti insieme, Popolo ed Istituzioni, dinanzi al Presepe, pensato e realizzato avendo come scuola e modello Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e i suoi canti natalizi, a cominciare dalla conosciutissima Tu scendi dalle stelle, canto apprezzato anche dal grande Giuseppe Verdi”.
“Nel Presepe – ha affermato il prelato – come ho ricordato nel Discorso alla Città dello scorso 30 aprile, è racchiusa l’architettura della Civiltà della Speranza, dalla quale tutti possiamo attingere per la nostra vita e i nostri centri abitativi, e per dare concretezza alla nostra fede, che deve abitare e rendere bella ogni città. Accanto alla Grotta, dinanzi al Principe della pace, c’è posto per tutti e ci siamo tutti, con i nostri sogni e i nostri bisogni; con le tante eccellenze del nostro territorio; con i frammenti dell’arte; con le esigenze delle famiglie e dei figli; con le scuole e i luoghi del lavoro e della legalità; con le nostre Parrocchie, Monasteri, Case religiose e con le aspettative dei tanti cercatori di Dio”.

“Nessuno è escluso dall’orbita del suo amore – ha aggiunto monsignor Giudice – ognuno può dirigersi verso quella Luce con i suoi doni, ed anche con le sue ombre e i suoi ritardi, ma tutti abitati dallo stupore e dalla meraviglia. Ed ecco l’invito da condividere: Venite al Presepe con gioia, al Presepe venite festanti… Avvicinandoci al Presepe, vogliamo abbandonare i sentieri di Erode, le vie buie o lasciate al buio dai figli delle tenebre: i sentieri della dignità calpestata; il bullismo a tutti i livelli; le volute di fumo che non è incenso; le strade segnate dalla prepotenza che minaccia la pace; la poca attenzione al creato e alla bellezza della terra; lo sfruttamento di tanti; la realtà di una politica poca attenta alla polis; la dispersione scolastica e la movida che diventa mala – movida, le tante strade e autostrade dove ogni notte muoiono i nostri giovani, rubandoci i segni di speranza”.
“No, carissimi, questi non sono sentieri di Betlemme e di luce; sono un Natale rovesciato dove l’umano, casa di Dio, è calpestato, mortificato e annullato, cielo senza stelle. A tutti rivolgo l’invito con entusiasmo: Venite al Presepe con gioia, al Presepe venite festanti… A Roma, nel Presepe dinanzi al Bambino, vogliamo e dobbiamo portare il meglio di noi e della nostra
terra; dicendo di no – con coraggio e forza! – a cominciare dalla nostra vita, a tutto ciò che Natale non è, e affatica e blocca il nostro cammino di Pellegrini di Speranza, offuscando un futuro onesto, sicuro e aperto al nuovo. Come Pastore di questa terra, a tutti ripeto con insistenza, quasi anticipando per tempo il mio biglietto natalizio: Venite al Presepe con gioia, al Presepe venite festanti… Fate di ogni casa, di ogni luogo, di ogni cuore un piccolo Presepe dove al centro c’è posto per il Signore della vita, il quale non viene a mortificare, ma solo ad arricchire e dare valore alla nostra esistenza” ha concluso il vescovo Giuseppe Giudice.


