L’intervento del sindaco di Nocera Inferiore Manlio Torquato sull’evoluzione della scena elettorale e politica a poche settimane dal voto
di Nello Ferrigno
Bene Paolo De Maio, così come Tonia Lanzetta. Bocciato Giovanni D’Alessandro, non pervenuto Antonio Romano. L’analisi del sindaco di Nocera Inferiore, Manlio Torquato, sull’attuale quadro elettorale in città, porta a queste conclusioni.
Il sindaco in carica, prossimo a cedere la guida della città, non certo le manda dire. Il suo commento inizia da “un sedicente centro”, dove giochi e contro giochi, alleanze, sotto alleanze, fughe in avanti e marce indietro, gli fanno dire “non mi piace”. Ed elenca i motivi. Dal candidato sindaco, “scelta geograficamente sbagliata (il professore D’Alessandro, persona degnissima, vive a Roma da circa 20 anni); sponsorizzata male (tanto da far nascere il sospetto che più che costruire voglia rompere”, sino alla “proposta tardiva (a 60 giorni dal voto).

“Niet” anche per il polo vicino all’ex sindaco Romano, con “la destra l’ammucchiata indifferenziata con un ex sindaco di centrosinistra. Poi la sinistra, recuperata con riserva, colpevole di ostinarsi preventivamente su un nome. Tutto questo “gioco a fare la politica” , dice Torquato, “la città non lo merita”.
“Ad oggi – rilancia il sindaco – sono due le proposte politiche ed amministrative di cui, da cittadino mi fiderei, perché piacciano o meno, ripeto, hanno un senso: quella del candidato De Maio, che sebbene in parte sotto ipoteca Pd, è pur tuttavia espressione di un decennio di governo. O della Lanzetta, che pure agli anni iniziali di questo governo ha preso parte, ma che ha costruito poi una costante ed esperta azione alternativa. Il resto, consentitemi, è confusione. Rispettabile nei nomi e nelle storie, contraddittoria e inattendibile nelle proposte”.
Poi si chiede, “non c’è alternativa?”. “Non dico non ci sia – continua – ma non appare certo quella riassumibile da un sindaco part-time (ancora D’Alessandro) la cui coalizione si mette faticosamente in piedi più per dividere e giocare che per unire e costruire. Se proprio vogliono pensare ad una terza via, credibile ed identitaria, che metta in conto anche una sconfitta ma con una logica che non sia una tardiva distante proposta, allora guardi a chi Nocera la conosce, la vive, la soffre e la ama”.

